Calciopoli, lo scandalo del calcio arriva in Cassazione

Calciopoli, lo scandalo del calcio arriva in Cassazione

Roma, 23 mar. (LaPresse)- Approda in Cassazione uno dei processi più discussi e rilevanti della storia del calcio italiano: Calciopoli, un sistema di corruzione per alterare risultati di partite e campionati di calcio. Lo scorso 22 gennaio i giudici della terza sezione penale del Palazzaccio, presieduti da Aldo Fiale, hanno deciso di far slittera l’udienza per “la complessità delle corpose questioni di diritto che pone questa vicenda”. Un nome di spicco risalta su tutti gli imputati del processo: Luciano Moggi. L’ex direttore generale della Juventus è stato condannato in appello nel dicembre del 2013 a due anni e 4 mesi per associazione per delinquere, 5 anni e 4 mesi in primo grado, mentre le frodi sportive a lui contestate sono state dichiarate estinte per avvenuta prescrizione. Gli ermellini sono chiamati a decidere su due procedimenti che si sono tenuti a Napoli.

Il primo è stato con rito abbreviato e ha come imputati di spicco l’ex amministratore delegato della Juventus, Antonio Giraudo, condannato a un anno e otto mesi per associazione a delinquere e frode sportiva dalla Corte d’appello di Napoli il 5 dicembre 2012. Contro questa sentenza e contro le assoluzioni degli arbitri Tiziano Pieri, Gianluca Rocchi, Paolo Dondarini e dell’ex presidente Aia, Tullio Lanese, ha presentato ricorso la Procura generale di Napoli. Il processo che vede imputato Moggi, invece, è quello ordinario che vede insieme a lui altri imputati tra i quali l’ex vicepresidente della Figc, Innocenzo Mazzini, e il designatore Pierluigi Pairetto (entrambi condannati a due anni); l’ex arbitro Massimo De Santis, che ha preso un anno e che insieme ai suoi colleghi Paolo Bertini e Antonio Dattilo (condannati a dieci mesi) hanno rinunciato alla prescrizione.

La prescrizione, invece, è sopravvenuta per Claudio Lotito, ora patron del Lazio, Andrea e Diego Della Valle, a capo della Fiorentina, e altri imputati. Secondo le motivazioni della sentenza d’Appello, Luciano Moggi “esercitava un ruolo preminente sugli altri sodali” coinvolti in Calciopoli in virtù anche “di una spregiudicatezza non comune”. “Dagli atti processuali – si legge nelle motivazioni – emerge il suo ruolo preminente sugli altri sodali, dovuto non solo alla sua personalità decisa, ma al contempo concreta e priva di filtri nell’esporre le sue decisioni, ma anche per la sua capacità di porre in contatto una molteplicità di ambienti calcistici fra loro diversi e gestirne le sorti con una spregiudicatezza non comune”. Appuntamento quindi alle 10. Si inizierà con la requisitoria del sostituto procuratore generale Gabriele Mazzotta e si proseguierà con le difese.

(Segue).

dft/scp

230839 Mar 2015

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