Garlasco, udienza rinviata al 30 aprile per decidere riapertura dibattimento

Garlasco, udienza rinviata al 30 aprile per decidere riapertura dibattimento

Milano, 16 apr. (LaPresse) – La Corte d’Assise e d’Appello di Milano ha rinviato al 30 aprile l’udienza del processo sul caso di Garlasco. Quel giorno i giudici leggeranno l’ordinanza con la quale decideranno se ammettere la riapertura del dibattimento, come indicato dalla Cassazione, per fare nuovi accertamenti e perizie e acquisire nuove prove. Nel frattempo i giudici hanno chiesto al pg Laura Barbaini, alla difesa di Alberto Stasi e alla parte civile, la famiglia di Chiara Poggi, di depositare le loro memorie.

LEGALE STASI – Per Fabio Giarda, uno dei difensori di Alberto Stasi, è “vergognoso” che il pg Laura Barbaini nel corso dell’udienza di oggi dell’appello bis per l’omicidio di Chiara Poggi abbia suggerito che ci sia stata una complicità da parte del padre del ragazzo, deceduto da pochi mesi, con il figlio. “Il verbale dell’interrogatorio del papà di Alberto è finito intorno alle 19.30 – ha spiegato l’avvocato Fabio Giarda – e per il pg avrebbe potuto portare la bici nera da donna utilizzata dal figlio nel negozio di autoricambi, per dare sostanza al ricordo di Alberto”. In questo caso si tratterebbe di “un favoreggiamento grande come una casa”, ha spiegato l’avvocato di Stasi, ma questa ricostruzione fatta dall’accusa non solo non è corretta ma “offende la memoria del padre di Alberto che è mancato da pochi mesi”. “Alberto – ha aggiunto – è veramente imbufalito per questo”. “La parte civile, il pg ci chiedono sempre di rispettare la memoria di Chiara – ha concluso – ma anche loro rispettino quella del padre di Alberto”. La difesa si è rimessa alla valutazione dei giudici della terza Corte d’Assise e d’Appello per quanto riguarda la rinnovazione del dibattimento e ha chiesto che vengano acquisite le immagini dei satelliti che sono passati su Garlasco la mattina del 13 agosto 2007 quando Chiara è stata uccisa. “Noi non ci siamo mai opposti a nuove perizie – ha spiegato Fabio Giarda – ci siamo limitati a far notare che sarebbe stato impossibile ripeterne alcune che sono state fatte come prove irripetibili”.

LEGALE FAMIGLIA CHIARA – “Del sequestro della bici nera da donna ha parlato per prima la difesa di Stasi. La bici è stata offerta dal padre di Stasi la mattina dopo il suo interrogatorio al maresciallo Marchetto”, il comandante della stazione di Garlasco che ha coordinato le indagini ma “non è stata trovata direttamente da lui nel negozio di autoricambi della famiglia Stasi”. Lo ha affermato Gianluigi Tizzoni, legale della famiglia di Chiara Poggi, al termine della seconda udienza. La bici nera, per l’avvocato Tizzoni, “è un indizio a carico di Stasi. È evidente – ha aggiunto – che l’autore di un delitto per prima cosa si libera del mezzo di locomozione” come, per il pg Lura Barbaini, avrebbe fatto Alberto con la complicità del padre. “Ora lasciamo decidere alla Corte d’Assise e d’Appello se riaprire il dibattimento”. I giudici dovranno anche valutare se le dichiarazioni del maresciallo Marchetto (nei confronti del quale a Vigevano è in corso un processo per favoreggiamento della prostituzione ed è stata avviata un’inchiesta per falsa testimonianza sul caso di Garlasco, ndr.) possano ancora reggere una sentenza di assoluzione oppure no. Questa inchiesta è un labirinto – ha concluso – e il maresciallo Marchetto è la prima persona che abbiamo incontrato: avrebbe potuto mandarci a destra o a sinistra e ci ha indirizzati in una direzione opposta rispetto a quanto sta emergendo”.

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