Roma, 1 set. (LaPresse) – Nella scuola italiana tutto è possibile: anche essere assunti a 66 anni. È quanto accaduto a due collaboratrici scolastiche in servizio nella provincia di Modena, immesse in ruolo dopo un lungo precariato. E’ quanto fa sapere l’Anief. Le due donne, nate del 1947, non ci speravano più. E come loro una collega, sempre emiliana, che ha firmato l’assunzione a tempo indeterminato a 65 anni. “L’aspetto paradossale – sottolinea l’organizzazione – è che devono anche sentirsi fortunate, visto l’alto numero di dipendenti della scuola andati in pensione da precari e senza una ricostruzione di carriera: colpa di chi governa lo Stato, che continua a far prevalere le logiche di cassa, piuttosto che garantire un servizio formativo stabile, assumendo regolarmente il personale che negli anni ha acquisito professionalità ed esperienza. E così, a 66 anni, anziché recarsi all’Inps per sottoscrivere le pratiche della pensione, si accetta la proposta di assunzione”.
“Purtroppo – commenta Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – siamo arrivati al punto che i tanti casi di ultrasessantenni assunti nella scuola, come quello della docente 62enne di educazione artistica del grossetano, tra l’altro costretta a rifiutare il ruolo perché la proposta su più scuole presentatagli dall’amministrazione era incompatibile con i suoi spostamenti, non dovrebbero più farci meravigliare: basti pensare che in un colpo solo, senza gradualità, grazie alla riforma Fornero, dal 1° gennaio 2012 tutte le dipendenti della scuola, che costituiscono oltre l’80% del personale docente e Ata, sono state costrette a rimanere in servizio fino a 66 anni e tre mesi di età”.

