Pasolini, 36 anni fa il delitto: ora svolta Dna infittisce il mistero

Pasolini, 36 anni fa il delitto: ora svolta Dna infittisce il mistero

Roma, 7 nov. (LaPresse)- Oggi il mistero sulla morte di Pier Paolo Pasolini si infittisce ancora di più. Un terzo dna che non appartiene né alla vittima, né a Pino pelosi, condannato per quella morte, è stato rinvenuto nel luogo del delitto, all’Idroscalo di Ostia. La morte del poeta e scrittore avvenne nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975. Il riconoscimento della salma del toccherà a Ninetto Davoli, giovane attore scoperto dal grande intellettuale italiano. Sul corpo gli investigatori trovano evidenti segni di pneumatici di un’auto che risulterà poi essere quella dello scrittore. Il cadavere dell’intellettuale presenta ferite alla testa e al torace.

La faccia è deformata dal gonfiore, nera di lividi. Le dita della mano sinistra fratturate e tagliate. La mascella sinistra fratturata. Il naso appiattito e deviato verso destra. Le orecchie tagliate a metà, e quella sinistra strappata via. Pasolini è stato vittima di un’aggressione. Giuseppe Pelosi, un giovane di 17 anni, detto ‘Pino la rana’, alla guida venne fermato alla guida di un’ Alfa 2000 Gt rubata, che poi risulterà di proprietà dello scrittore. Pelosi viene portato in caserma. Interrogato dai carabinieri il giovane viene arrestato per furto ma poi si auto accusa del delitto di Pasolini.

Viene condannato, perché minorfenne a nove anni. Ma solo nel 2005 Pelosi afferma di non aver partecipato in prima persona all’aggressione di Pasolini, compiuta a suo dire da tre persone a lui sconosciute. Poi ritrattò ancora e parlà di due giovani dall’accento siciliano. Pelosi è ora un uomo libero, ma tra le nuove verità contenute su un capitolo scomparso dell’ultima, incompiuta e controversa opera dello scrittore, Petrolio, dove si farebbe riferimento a vicende dell’Eni legate alla morte di Enrico Mattei e il dna di oggi, la morte di Pasolini rimarrà un mistero senza fine.

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