Si tratta di un siero a vettore virale

Il vaccino AstraZeneca, sviluppato in collaborazione con l’università di Oxford, è stato autorizzato dall’Ema e poi dall’Aifa il 30 gennaio. A differenza di Pfizer e Moderna è un vaccino a vettore virale: è composto da un adenovirus di scimpanzé incapace di replicarsi (ChAdOx1 – Chimpanzee Adenovirus Oxford 1) e modificato per veicolare l’informazione genetica destinata a produrre la proteina Spike del virus SARS-CoV-2. Il siero un’efficacia intorno all’80% 15 giorni dopo la seconda dose, quando questa venga iniettata 10/12 settimane dopo la prima e, dai dati sperimentali, ha una copertura del 100% sui casi più gravi della malattia. Viene somministrato in due iniezioni, nel muscolo della parte superiore del braccio. Le persone che sono state vaccinate con la prima dose di AstraZeneca devono ricevere la seconda dose dello stesso vaccino per completare il ciclo di vaccinazione idealmente nel corso della dodicesima settimana e comunque a una distanza di almeno dieci settimane dalla prima dose. A partire da circa tre settimane dopo la somministrazione della prima dose inizia la protezione indotta dal vaccino e persiste fino a 12 settimane.

 Viene conservato in frigorifero a una temperatura compresa tra 2°C e 8°C, non va congelato, e viene venduto al prezzo di costo di 2,8 euro a dose. Inizialmente utilizzato solo nella fascia di età compresa tra i 18 e i 65 anni (coorte 1956), ad eccezione dei soggetti estremamente vulnerabili, in base a nuove evidenze scientifiche che riportano stime di efficacia del vaccino superiori a quelle precedentemente riportate, e dati di immunogenicità in soggetti di età superiore ai 55 anni, dal 22 febbraio 2021 – su disposizione dell’Aifa in base ai pareri del Cts e del Css nonché dello Strategic Advisory Group of Experts (Sage) on Immunization dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – è possibile somministrarlo anche ai soggetti fino ai 65 anni compresi i soggetti con condizioni che possono aumentare il rischio di sviluppare forme severe di COVID-19 senza quella connotazione di gravità riportata per le persone definite estremamente vulnerabili.

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