L'agenzia europea del farmaco dovrebbe approvare oggi il siero

Nell’imminenza della riunione in cui l’Agenzia europea del farmaco dovrebbe approvare il vaccino AstraZeneca, la tensione fra l’Unione europea e la casa farmaceutica resta altissima. Al centro è ancora la fornitura del vaccino contro il Covid-19 ai cittadini europei, che sarebbe stata tagliata per essere dirottata su una ‘corsia preferenziale’ verso il Regno Unito. Bruxelles è pronta a imporre un meccanismo che consenta agli Stati membri di bloccare le esportazioni di vaccini. Una ‘ritorsione’ legata al taglio delle forniture del primo trimestre da parte di AstraZeneca, da 80 milioni a 31 milioni di dosi (ma l’Ue ritiene saranno ancora meno), a causa di dichiarati “problemi di produzione negli stabilimenti europei”. Il sospetto dell’Ue è che quelle dosi siano state indirizzate a Londra, anche se il ceo Pascal Soriot ha negato.

Per verificare i “problemi” negli stabilimenti si è mossa la Commissione Ue, che ha chiesto al governo belga di ispezionare le sedi della società anglo-svedese vicino a Bruxelles. Mentre le consegne al blocco europeo sono state messe in dubbio, AstraZeneca ha infatti assicurato la produzione di 2 milioni di dosi a settimana a Londra, per rispettare un ordine di 100 milioni di dosi. L’Ue ha ordinato fino a 400 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca e siglato accordi con altri produttori per un totale di 2 miliardi (già autorizzati dall’Ema sono i farmaci di Pfizer-Biontech e Moderna).

 

Ieri i colloqui dei funzionari europei con AstraZeneca hanno portato ad un nulla di fatto, dopo che la commissaria europea Stella Kyriakides ha contestato la ‘difesa’ del produttore sul fatto che Londra avrebbe la precedenza, avendo firmato il contratto prima. “Rifiutiamo la logica dell’ordine di arrivo, funziona dal macellaio ma non nei contratti”, aveva tuonato. AstraZeneca si era difesa citando l’impegno contrattuale al “best effort”, un “fare il meglio possibile” che non comporterebbe un vincolo. Secondo fonti europee del tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, la casa farmaceutica avrebbe poi acconsentito a rendere pubblico il contratto sulla fornitura (previ accordi sulle parti da non divulgare), come chiesto dall’Ue. Il documento potrebbe diventare pubblico oggi.

 

Dopo il no di AstraZeneca a ridirezionare le dosi del Regno Unito ai 27, e la conferma del segretario britannico Michale Gove, i media britannici calcolano che se l’Ue bloccherà le esportazioni di vaccini (del farmaco Pfizer/BioNTech, ad esempio, prodotto in Belgio) il Paese potrebbe arrivare all’immunità di gregge almeno due mesi dopo il previsto, secondo i calcoli di Airfinity. “In un mondo ideale la vicenda vaccinazioni andrebbe liscia senza problemi, ma non siamo in un mondo ideale”, ha detto una fonte europea al Guardian, “per questo dobbiamo essere pronti, e reagire”.

 

Intanto, mentre la Commissione europea si dice fiduciosa sul riuscire a vaccinare almeno l’80% degli over-80 entro marzo, e mentre oltre 400mila europei sono morti per Covid-19, il ministro alla Salute tedesco Jens Spahn ha detto di temere “almeno altre 10 difficili settimane” di carenza di vaccini. E, proprio in Germania, le autorità hanno raccomandato di somministrare il farmaco AstraZeneca solo a chi abbia meno di 65 anni, citando dati troppo scarsi. La casa farmaceutica ha risposto che, in attesa della decisione dell’Ema, “le ultime analisi dei dati degli studi clinici supportano l’efficacia nel gruppo di età superiore ai 65 anni”.

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