Scontro dopo le parole dell'Ad Soriot. L'Ue ha chiesto alla casa farmaceutica di poter rendere noto il contratto

 È scontro fra l’Unione europea e AstraZeneca sulle consegne del vaccino contro il coronavirus. Con il via libera dell’Ema atteso per venerdì (finora gli unici due vaccini autorizzati in Ue sono quello di Pfizer-Biontech e quello di Moderna), la società anglo-svedese ha annunciato un considerevole taglio delle forniture iniziali, da 80 milioni a 31 milioni di dosi, adducendo come motivazione problemi di produzione negli stabilimenti europei. E l’Ue mercoledì ha fatto sapere che riceverà ancora meno rispetto a questo annuncio: solo un quarto delle dosi che gli Stati membri avrebbero dovuto ottenere fra gennaio e marzo 2021.

Reazione infuriata dall’Ue, che nel mezzo di una campagna di vaccinazione che già procede a rilento per i ritardi di Pfizer pretende che le consegne di AstraZeneca avvengano in tempo, anche recuperando le dosi necessarie dagli impianti britannici. “Non c’è gerarchia nei quattro impianti di produzione citati nel contratto di pre-acquisto. Due si trovano in Europa e due nel Regno Unito”, ma “nel contratto non è specificato che nessun Paese né il Regno Unito abbia la priorità perché ha firmato prima” e “gli impianti del Regno Unito sono parte dell’accordo di pre-acquisto che abbiamo firmato”, dunque “anche loro devo consegnare le dosi”, ha tuonato la commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakides, poche ore prima di un terzo round di colloqui con AstraZeneca a Bruxelles. “Ci aspettiamo che tutte le dosi che rientrano nel contratto ci siano consegnate”, ha chiarito. E ancora: “Le case farmaceutiche e gli sviluppatori dei vaccini hanno obblighi morali, sociali e contrattuali, che devono rispettare. La versione secondo la quale l’azienda non è obbligata a consegnare le dosi perché abbiamo firmato un accordo per il ‘massimo sforzo possibile’, non è né corretta né accettabile”.

L’Ue ha chiesto ad AstraZeneca di poter rendere noto il contratto che hanno firmato. L’accordo dell’Unione europea con AstraZeneca, infatti, è confidenziale e le sue condizioni non possono essere rese pubbliche salvo l’accordo di entrambe le parti. A far infuriare Bruxelles, in particolare, le parole dell’amministratore delegato dell’azienda, Pascal Soriot. In un’intervista a ‘la Repubblica’, Soriot ha dichiarato che “non c’è alcun obbligo verso l’Unione europea” perché “nel nostro contratto c’è scritto chiaramente: ‘best effort’, ossia “faremo del nostro meglio”. “In quella sede – spiega ancora l’ad – abbiamo deciso di utilizzare questa formula nel contratto perché all’epoca l’Ue voleva avere la stessa capacità produttiva del Regno Unito, nonostante il contratto sia stato firmato tre mesi dopo. Così noi di AstraZeneca abbiamo detto: ‘Ok, faremo del nostro meglio, faremo il possibile, ma non possiamo impegnarci contrattualmente perché abbiamo tre mesi di ritardo rispetto al Regno Unito'”. L’Ue ha firmato accordi per sei vaccini diversi. Secondo un funzionario della Commissione europea, l’accordo con AstraZeneca vale 336 milioni di euro e, se la società non rispettasse le condizioni, l’Unione potrebbe recuperare parte del denaro.

Boris Johnson, appena reduce dalla Brexit e nel pieno dell’emergenza sanitaria, si mantiene vago sulla richiesta del blocco a 27 di ricevere le fiale anche dal Regno Unito, limitandosi a dirsi “molto sicuro” del fatto che nel suo Paese le dosi di vaccino contro il coronavirus continueranno a essere consegnate. Ma l’Ue minaccia anche di introdurre controlli su tutti i vaccini prodotti sul suo territorio: il timore è che la casa farmaceutica venda fuori dai confini comunitari vaccini prodotti in Ue, ritardando al tempo stesso le consegne nel Vecchio continente.

Intanto, mentre in Spagna la Comunità autonoma di Madrid ha sospeso la somministrazione delle prime dosi per mancanza di scorte, una buona notizia sembra arrivare da Pfizer: l’impianto di Puurs, in Belgio, è tornato a produrre a regime, ha fatto sapere la casa farmaceutica statunitense. Lo scorso 15 gennaio Pfizer aveva annunciato che, proprio per lavori di adeguamento nell’impianto belga, sarebbe stata in grado di fornire meno dosi rispetto al previsto. Entro metà febbraio dovrebbero essere prodotti più vaccini rispetto a quanto inizialmente atteso, in modo da permettere alla società di consegnare la quantità di vaccini che era stata promessa all’Europa per il primo trimestre.

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