Il commissario all'emergenza Arcuri diffida Pfizer

Quella che si è appena aperta potrebbe essere la settimana più dura della crisi dei vaccini anti-Covid. E speriamo lo sia, perché questo vorrebbe dire tornare ad avere forniture regolari da Pfizer a partire dal 1 febbraio, recuperare le dosi spettanti all’Italia dal 15, e avere presto oltre alle fiale di Moderna quelle di AstraZeneca, seppur in numero inferiore rispetto a quanto pattuito.

Il commissario all’emergenza Domenico Arcuri lavora su più fronti: da una parte si cerca di chiudere la settimana assicurando i richiami e il numero massimo di somministrazioni equamente distribuite tra le Regioni; dall’altra si va a caccia di nuove possibilità tra i vaccini in corso di approvazione.

In Italia i vaccinati hanno superato il milione e 400 mila, dei quali oltre 132 mila hanno già ricevuto la seconda dose.

Contro la Pfizer, che anche questa settimana taglierà del 20 per cento le fiale destinate all’Italia, l’avvocatura generale dello Stato ha inviato oggi, per conto del commissario una diffida “ad adempiere ai propri obblighi contrattuali”. Arcuri inoltre fa sapere che “valuterà inoltre nelle prossime ore le ulteriori azioni da intraprendere, in sede nazionale ed europea, a tutela della regolare prosecuzione della campagna di vaccinazione e, più in generale, della salute dei cittadini”. E il Codacons, dopo aver presentato esposti contro Pfizer in tutte le procure italiane, ne invia uno anche all’Antitrust Ue per l’abuso di posizione dominante.

I riflettori sono puntati anche su AstraZeneca, che in settimana dovrebbe riceve l’autorizzazione da Ema e Aifa e ha già annunciato che potrà fornire solo il 40% delle 8 milioni di dosi promesse nel primo trimestre per “difficoltà produttive” sopraggiunte nello stabilimento belga dell’azienda.

L’Ue preme affinché venga rivisto al rialzo il numero dei lotti in arrivo e mentre la guerra fredda dei vaccini va avanti, le Regioni guardano già a venerdì prossimo, quando alcune potrebbero passare a una fascia di rischio inferiore, mentre per altre le misure anti-Covid potrebbero irrigidirsi.

Dall’Europa arriva l’allerta ‘rosso scuro’, colore scelto per indicare quelle zone dove si segnalino 500 contagi ogni 100 mila abitanti e per spostarsi dalle quali sarebbe necessario test e quarantena: a rischiare di passare nella zona a maggior rischio Covid sono Veneto, Friuli Venezia-Giulia, Emilia Romagna e provincia autonoma di Bolzano.

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