Fontana: "Giornata fondamentale nel percorso verso la normalità". Musumeci: "Momento storico ma la battaglia non è vinta"

Le prime dosi del vaccino Pfizer BioNTech contro il Covid-19 arrivano alle 8 in punto di domenica 27 dicembre all’ospedale Niguarda a Milano. E appena tre ore dopo, una buona parte di loro riprende la strada, a bordo delle automediche di Areu, alla volta di ospedali, case di cura e Rsa come il Pio Albergo Trivulzio. Verso paesi il cui nome è tristemente associato alla prime ondata della pandemia, come Codogno nel Lodigiano e Alzano Lombardo in provincia di Bergamo. E verso tutti i 13 hub della regione dove viene somministrato il vaccino, dagli Spedali civili di Brescia, all’ospedale di Circolo di Varese, dal San Matteo di Pavia, al Giovanni XXIII di Bergamo.

È questo il momento che da 10 mesi stavano aspettando non solo i medici, gli infermieri, gli Oss che hanno combattuto contro il virus, ma anche le autorità e tutti i cittadini della regione più colpita d’Italia. L’emozione è forte e incrina la voce di chi, coma la Oss del Niguarda Adele Gelfo, ha accettato di essere tra le prime a sperimentare il nuovo preparato. “Vaccinarsi – dice – per me è un atto di responsabilità verso chi non c’è più e verso i pazienti, che finora avevo sempre paura di contagiare”. Insieme a lei, hanno affrontato la profilassi contro il virus individuato a Wuhan ormai un anno fa anche alcuni operatori sanitari e personaggi simbolo come Fabrizio Pregliasco e Massimo Galli, rispettivamente direttore sanitario dell’Istituto ortopedico Galeazzi, e responsabile del reparto Malattie infettive del Sacco. Ad inaugurare la campagna vaccinale, al Niguarda, anche il presidente della Regione, Attilio Fontana. “Non è l’inizio del liberi tutti – ha chiarito il governatore – ma ci fa guardare con più speranza al futuro”. Per Fontana, quella di ieri è una “giornata fondamentale da cui parte il percorso verso la normalità”.

Speranza e prudenza sono parole che ricorrono anche nelle riflessioni del governatore del Piemonte, Alberto Cirio che invita i suoi cittadini a continuare a rispettare in maniera rigorosa le misure anti-Covid. “Il vaccino sarà valido aiuto – spiega – ma solo insieme al comportamento responsabile di ognuno di noi”. “Un po’ di luce dopo tanti mesi di buio”, chiosa la sindaca di Torino Chiara Appendino. Il primo a sottoporsi alla vaccinazione in Piemonte è stato il professor Giovanni Perri, responsabile del reparto Malattie Infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia.

Stesso invito, anche se con toni ancora più accorati visto l’andamento della pandemia in Veneto, è arrivato anche dal governatore Luca Zaia. Da Treviso, dove ha preso parte al Vaccine Day, ha ricordato che “se un anno fa avessimo avuto già un vaccino non avremmo assistito a questo bilancio drammatico” di morti e malati. Fiducioso che il vaccino sia la chiave per la ripartenza, anche il presidente della Liguria, Giovanni Toti. “Siamo attrezzati per ogni fase della vaccinazione – assicura – . Io spero di vaccinarmi al più presto, sono il più entusiasta. Abbiamo grande fiducia ma stiamo partendo dalle persone più esposte”.

Di “momento storico” parla anche il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, “La battaglia, però, non e’ vinta – avverte – oggi inizia una nuova fase che tutti dobbiamo condividere”. Gli fa eco il governatore della Sardegna, Christian Solinas, che definisce il 27 dicembre “una giornata dal grande valore simbolico, un passo importante per il ritorno alla normalità che auspichiamo possa avvenire al più presto”. Unica eccezione, rispetto ai suoi colleghi presidenti di Regione, il governatore facente funzioni della Calabria, Antonino Spirlì. Subentrato – non senza difficoltà sul fronte della sanità – dopo la morte di Jole Santelli, Spirlì ha preferito far parlare i fatti. “Le vaccinazioni? – si era limitato a dire una decina di giorni fa – La Calabria si farà trovare pronta”. E così è stato.

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