È scontro tra il Governo e la Regione Abruzzo: il presidente, Marco Marsilio, con un post su Facebook annuncia a sorpresa un’ordinanza per far tornare da ‘rossa’ ad ‘arancione’ la sua regione già da domani, prima della naturale scadenza delle tre settimane, prevista mercoledì. Una mossa che non piace a Roma, tanto che a stretto giro fonti delle esecutivo sottolineano che l’Abruzzo “dovrà attendere almeno fino a mercoledì prossimo prima del passaggio ufficiale alla gradazione di rischio arancione. Questo perché il 9 dicembre scadranno i 21 giorni rispetto al monitoraggio della cabina di regia, anche in considerazione del fatto che la Regione aveva anticipato l’entrata nell’area rossa” di due giorni, visto che normalmente avviene di venerdì. Poco dopo è il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia, ospite del salotto televisivo di Barbara D’Urso, a gelare Marsilio: “Il presidente della Regione Abruzzo è in stretto contatto con il ministro della Salute. L’Abruzzo era stato dichiarato in zona rossa di mercoledì, con due giorni di anticipo rispetto a quanto accade normalmente il venerdì. Ora c’è la disponibilità del Governo a riconoscere il ritorno dell’Abruzzo in zona arancione da mercoledì. Se invece lo farà da domani, l’Abruzzo sarà diffidato. Perché non ci possiamo permettere di rischiare, per gli abruzzesi e per tutti gli italiani. Tutto quello che facciamo lo facciamo per tenere il Paese in sicurezza”.

Marsilio poco prima aveva annunciato che da domani, in concomitanza con il ponte dell’Immacolata, avrebbero riaperto i negozi, da mercoledì le scuole medie. “Mantenuto l’impegno di riaprire il commercio prima dell’Immacolata. Ho firmato l’ordinanza con la quale l’Abruzzo delinea il rientro in zona arancione. Già da domani mattina si applica in tutto il territorio regionale la disciplina prevista nelle cosiddette zone arancioni per gli esercizi commerciali. Il completamento del percorso avverrà mercoledì 9 con la riapertura delle scuole, dopo esattamente 21 giorni di disciplina in zona rossa”. Il presidente dell’Abruzzo ha anche spiegato che la decisione scaturiva dai “dati confortanti” del monitoraggio. E motivava la scelta con la volontà di “evitare che un’applicazione letterale delle norme vigenti provocasse all’Abruzzo un trattamento sproporzionato e dannoso”. Ma la fuga in avanti non è piaciuta al Governo.

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