"Procederemo alla firma del trattato per riformarlo in gennaio”, ha dichiarato in conferenza stampa a Bruxelles il presidente Paschal Donohoe

Un Mes diverso e rinnovato, che possa diventare l’ultima rete di sicurezza se dovessero collassare gli istituti di credito. L’Eurogruppo ne ha discusso a lungo, per oltre tre ore, con l’annuncio dell’Italia che ha aperto la strada al passo avanti: non ci sono stati veti da parte di Roma, la riforma del Fondo Salva Stati può procedere con l’inserimento del famoso ‘backstop’.

La discussione del gruppo inizia alle 16.30 di lunedì e, come spiega il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, non tocca (almeno ufficialmente) il tema della linea di credito sanitaria, al centro del dibattito politico italiano. Al termine della riunione, il commissario Ue Paolo Gentiloni parla di “una giornata storica”, mentre Gualtieri esprime soddisfazione per “un testo equilibrato, in linea con le nostre richieste”. Il sistema bancario italiano, nella valutazione esaminata oggi dall’Eurouppo, “non è più collocato tra quelli che hanno elementi di fragilità, e questo ci fa dare un giudizio positivo all’Eurogruppo di oggi”, sottolinea il ministro.

La riforma non ha nulla a che vedere, insomma, con i fantomatici 36 miliardi che si potrebbero prendere a prestito, ad un tasso ridotto rispetto al tradizionale finanziamento tramite titoli di Stato. Dal Movimento 5 Stelle, comunque, i maldipancia non mancano: basta nominare l’acronimo Mes per irritare gli animi. Ma lo stesso capo politico pentastellato, Vito Crimi, cerca di mettere le cose in chiaro: “La riforma del Mes e il suo utilizzo sono due elementi totalmente distinti. Una distinzione chiara e sostanziale – si legge in una sua nota – E, per quanto riguarda l’Italia, il nostro Paese non ha alcuna necessità di farvi ricorso”. Dal Pd, invece, si aprono le braccia: quei soldi farebbero comodo, ribadiscono i dem, spalleggiati da Iv e, all’opposizione, da Forza Italia.

Il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe, ricordando che nessun Paese ha utilizzato la linea di credito pandemica, dice che si tratta di uno strumento “che potrà essere usato a fini precauzionali e non chi lo farà non sarà stigmatizzato per questo”. Se nessuno lo ha chiesto, prosegue il ministro irlandese, è perché le capitali “si possono permettere di adottare politiche di risposta contando sulle loro finanze pubbliche, grazie anche alla rapida risposta della Commissione Ue”.

L’obiettivo dell’Eurogruppo, comunque, non era dibattere sulla linea di credito sanitaria, ma introdurre un nuovo tassello per l’Unione bancaria del Vecchio Continente, cioé il backstop (‘l’ultima istanza’) del meccanismo di risoluzione delle banche: esaurite tutte le altre opzioni, la rete di sicurezza arriverà dal Fondo Salva Stati.. Ed effettivamente, vista l’inesorabile contrazione (c’è chi prevede un -8% del Pil nell’area euro) e la possibilità di una gran crescita di nuovi ‘non-performing loans’ (Npl), avere una rete di sicurezza è quanto mai importante.

Sulla revisione del Mes i ministri delle Finanze si erano già accordati nel 2018. E ora, in anticipo rispetto alla tabella di marcia, arriva la luce verde. Il passo successivo arriverà a gennaio dell’anno prossimo, con la firma di un nuovo trattato che dovrà poi essere ratificato dai Parlamenti nazionali. E l’obiettivo finale che dovrebbe essere raggiunto ad inizio 2022.

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