Le vittime sono 672 in 24 ore. Tasso positivi-test al 12,6%: 16 mila casi e 130 mila tamponi

E’ una fotografia in chiaroscuro quella che emerge dai dati sull’epidemia di coronavirus in Italia. Sono 16.377 i nuovi casi, in calo rispetto ai 20.648 di domenica, anche se a fronte di 130.524 tamponi, oltre 46mila in meno, mentre i decessi nelle ultime 24 ore sono stati 672, contro i 542 del giorno prima. Continuano a scendere i ricoveri in terapia intensiva, -9, come domenica, per un totale di 3.744 pazienti, ma salgono i ricoveri con sintomi, 33.187 (+308), in controtendenza rispetto ai giorni scorsi. E torna a crescere il tasso di positività, che si assesta al 12,5% (+0,9%).

“Il plateau di infezioni sembra aver raggiunto il suo picco e sembra lentamente scendere grazie alle scelte difficili fatte dalla politica, ma dobbiamo essere molto attenti perché è comunque un plateau con più di 20mila casi al giorno e fino a 700 morti”, ha avvertito il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo.

Anche se in discesa, gli attualmente positivi al coronavirus in Italia sono ancora 788.471 (-7.300). Negli ultimi 30 giorni secondo l’Istituto superiore di sanità sono stati registrati 800.953 contagi, 22.712 solo fra gli operatori sanitari, e 12.904 morti. L’età media dei casi è 48 anni: l’11,1% ha meno di 18 anni, il 44,3% tra 19 e 50 anni, il 29,1% tra 51 e 70 anni, il 15,5% è over 70. Il 48,3% dei nuovi casi è stato registrato fra i maschi e il 51,7% fra le femmine. Si aggrava anche il bilancio dei medici morti positivi al coronavirus: 221 da inizio epidemia.

“Tutti quanti vogliono tornare alla normalità. Questo non sarà possibile per molti mesi, se non per molti anni”, il duro bagno di realtà del consulente del ministro della Salute, Walter Ricciardi, che mette in guardia sulle tensioni fra governo e Regioni, “che vedono i colori come degli stigma”. Mentre nelle ultime 24 ore è l’Emilia-Romagna a registrare il maggior numero di contagi (2.041), seguita da Veneto (2.003), Lombardia (1.929) e Campania (1.626), il presidente della Valle d’Aosta, Erik Lavevaz, recrimina che la Vallée “oggi si trova in una situazione, sia dal punto di vista dell’Rt ma soprattutto del sistema, che è migliore anche di alcune regioni che sono gialle, come il Veneto”. “Siamo con dati da zona arancione e anche meglio da 21 giorni e più”, ha rimarcato, annunciando un’ordinanza che dà la possibilità agli esercizi di vicinato di restare aperti. Dal canto suo, il governatore del vicino Piemonte ha definito quanto successo a Torino domenica, primo giorno di zona arancione e riapertura dei negozi, con il centro città invaso dalla folla, “inaccettabile”. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza ha quindi deciso un aumento dei controlli contro gli assembramenti.

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