Il premier a un evento del Corriere: "Contenere curva per far ripartire consumi a Natale"

 

Separati in casa. Governo e Regioni sono ancora ai ferri corti dopo l'ultimo Dpcm, i toni delle dichiarazioni non scendono ancora sotto il livello d'allarme, ma il dado è ormai tratto e le norme non cambieranno di una virgola. Lo ribadisce il premier, Giuseppe Conte, nel giorno in cui le misure entrano in vigore, provando a ribattere alle accuse piovutegli addosso dagli enti locali, soprattutto dalle nuove Regioni 'Rosse', spiegando con un'analogia che il governo sta provando a frenare la pandemia come si fa con un treno in corsa. "Non stiamo dando schiaffi a nessuno, non vogliamo penalizzare un'area piuttosto che un'altra", assicura il presidente del Consiglio, facendo un chiaro riferimento alle parole usate dal governatore della Lombardia, Attilio Fontana. 

L'obiettivo dichiarato è quello di "contenere la curva dei contagi" per "far ripartire i consumi sotto Natale", chiarisce Conte, che tiene un occhio alla situazione sanitaria e l'altro all'economia. Ben consapevole che senza 'la salute' non c'è lavoro, ma senza le attività produttive in funzione non c'è pane per le tavole degli italiani. "E' chiaro che un ristoratore costretto a chiudere non è contento, mi rendo conto che per quanto hanno adottato protocolli e misure di sicurezza è penalizzante, ma nonostante tutto quello che abbiamo fatto la pandemia è arrivata". Il messaggio finale, però, è positivo: "Ne usciremo, ma dobbiamo introdurre misure graduali".

Un discorso che non convince del tutto i governatori. "Credo che si debba rispetto a chi ha fatto sacrifici in questi ultimi dieci giorni – dice infatti Fontana -. Abbiamo già posto limiti alla libertà dei nostri cittadini, ed era giusto che se ne tenesse conto. Poi sono d'accordo che si applichino le restrizioni". Ma a stretto giro di posta interviene il ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia, che ricorda: "La collaborazione presuppone anche un'assunzione di responsabilità, quando si fanno scelte più complesse". Prova a spezzare la tensione Stefano Bonaccini. Il presidente della Conferenza delle Regioni, infatti, dopo il "costruttivo" incontro con il ministro della Salute, Roberto Speranza, intravede di nuovo la possibilità di tornare a una collaborazione intensa. A patto che "ci possa essere un esame congiunto dei dati, utile a favorire le decisioni finali". Del resto lo spirito con cui si è approcciato al vertice era chiaro: "E' il momento dell'unità, non c'è nessun calciomercato" sulle analisi scientifiche. Di contro, nell'informativa alla Camera, il coordinatore di Leu, solo poche ore prima, aveva chiesto uno stop alle polemiche.

Nessuna delle parti in causa, comunque, abbasserà la guardia a breve. Lo dimostrano le dichiarazioni del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che invita le Regioni a "non cambiare idea continuamente". Lo confermano le parole del governatore veneto, Luca Zaia: "Se c'è dibattito, vuol dire che c'è un problema di dialogo", e questo "perché non esiste una formula magica". Una posizione più 'mite' rispetto a quella del presidente della Campania, Vincenzo De Luca, che continua a considerare la linea del governo "inefficace". Avrebbe preferito "la chiusura di tutto per un mese, perché questo ci avrebbe aiutato a frenare il contagio". Ma proprio la differenza di trattamento tra le varie Regioni resta uno degli argomenti di scontro più forti, soprattutto per la Lega. -, perché c'è di mezzo la vita, la salute e il lavoro delle persone". La sfida, dunque, continua.

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