Il sindaco di Milano non vuole lo stop di tutte le attività

"Un amico virologo mi ha detto che ieri c’erano 80 pazienti intubati a Milano e 201 in Lombardia. Ad aprile erano tra i 1.500 e i 1.700 (lunedì i ricoverati in terapia intensiva erano in realtà 271, e in un solo giorno a Milano ne sono entrati 44, ndr). La conclusione è che, anche nella peggiore delle ipotesi, avremmo 10-15 giorni per decidere un lockdown. Certo, oggi i nostri medici e i nostri infermieri fanno i conti con una massa enorme di ricoveri e a Milano abbiamo solo 13 Usca. Credo però che non sia ancora un problema irrisolvibile". A dirlo, in un'intervista al Corriere della Sera, è il sindaco di Milano, Beppe Sala, commentando l'ipotesi di lockdown locali, in particolare proprio nel capoluogo lombardo, avanzata da Walter Ricciardi. Sulle nuove misure, e in particolare su bar e ristoranti chiusi dalle 18, Sala parla dei controlli fatti prima del Dpcm: "Li ha fatti la questura, le forze dell’ordine e anche la polizia locale. Le sanzioni sono state 1.300. Ma il problema è complesso. Ho contestato il governo quando ha detto: 'Ora i sindaci troveranno il modo di chiudere le piazze o le vie quando vedranno le situazioni a rischio'. Cosa faccio, chiudo corso Como? Bene, tutti andranno all’Isola. Diventa il gioco del domino".

"Capisco – prosegue – che per i proprietari dei locali la chiusura alle 18 è una penalizzazione devastante. Per questo domenica ho chiamato il ministro Gualtieri e gli ho detto: 'Siccome volete rimborsare in fretta chi ha una penalizzazione, metto a disposizione i miei uffici per far sì che i rimborsi arrivino subito'".

Sulle proteste, a tratti violente, Sala aggiunge: "Sono molto preoccupato. Deve far riflettere il fatto che la gran parte dei ragazzi fermati siano minorenni. Bisogna fare di tutto perché la destra violenta non strumentalizzi chi è colpito dalla crisi".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata