“Per me esisteva solo il pallone, io ricordo che mangiavo a tavola col pallone e mio papà mi sgridava, ma io avevo paura che qualcuno me lo rubasse. Era una malattia”. Lo ha detto Roberto Baggio parlando al Salone del Libro in occasione della presentazione del suo libro ‘Luce nell’oscurità’. “Io volevo giocare a calcio 24 ore al giorno, già andare a dormire era tempo perso. Mi divertivo, era qualcosa di cui non riuscivo a fare a meno – ha ammesso – Anche in casa nel corridoio con la pallina da tennis era un modo per giocare. Non riuscivo a star fermo”. Dato che “mi ero fatto male pesantemente ogni giorno in cui mi allenavo e giocavo mi dicevo ‘sei stato fortunato anche oggi’, per cui mi sono alimentato di questa cosa – ha concluso – Gli infortuni e le sofferenze in questo ti fanno crescere. Io sapevo ‘oggi gioco, ma domani?’. Questo pensiero mi ha accompagnato per tutta la carriera, ogni giorno era un giorno regalato”.
“Quando non dormo ripenso ancora a rigore Pasadena”
“Quando vado a letto se prendo sonno subito non ci penso ma se magari per qualche motivo non ci riesco poi il pensiero torna a quel giorno. E mi dico ‘pensa se fosse finita diversamente quanto sarebbe stato bello’”. Lo ha detto Roberto Baggio parlando al Salone del Libro in occasione della presentazione del suo libro ‘Luce nell’oscurità’ soffermandosi sul rigore sbagliato a Pasadena nella finale del Mondiale del 1994.

