Gabriele Gravina si dimette, ora è ufficiale. Dall’Europeo vinto nel 2021 in piena era Covid alla doppia disfatta con la mancata qualificazione al Mondiale. Nel mentre, ben tre commissari tecnici cambiati in neanche otto anni di mandato, non senza liti e divorzi shock. La parabola discendente di Gabriele Gravina è tutta tinta di azzurro, una stella nata dalla prima mancata qualificazione al Mondiale 70 anni dopo quella che era stata l’unica disfatta mondiale azzurra nel ’58, poi incredibilmente sopravvissuta alla seconda bufera nel 2022 dopo la Macedonia del Nord, e ora completamente estinta come una meteora che si trasforma in un sassolino dopo la terza debacle consecutiva seguita ai rigori con la Bosnia. Tinte azzurre fin dall’inizio del suo mandato nel 2018, quando dimessosi dalla carica di presidente della Lega Pro il 16 ottobre dello stesso anno viene eletto presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio il 22 ottobre successivo con il 97,2% dei voti, dopo che per poco più di 8 mesi la Federazione era stata guidata dal commissario straordinario Roberto Fabbricini, subentrato al presidente Carlo Tavecchio, dimessosi anch’egli dopo la mancata qualificazione della nazionale italiana di calcio al mondiale del 2018.
Il ‘patto’ e lo strappo con Sibilia
Una candidatura nata dal triumvirato composto dallo stesso Gravina con l’ex presidente della Lega nazionale dilettanti Cosimo Sibilia e l’allora numero uno dell’Assocalciatori Damiano Tommasi, in accordo tra loro per porre fine al commissariamento di Roberto Fabbricini deciso dall’ex presidente del Coni Giovanni Malagò. A seguito di un’elezione con voti bulgari, Gravina promette una piattaforma programmatica che potrà completare solo con un rinnovo per un secondo quadriennio dopo aver guidato via Allegri per appena due anni. In vista delle elezioni del 22 febbraio 2021, si ricandida dunque alla presidenza della Figc, proprio contro il suo vice Cosimo Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti (che lo sostiene), con l’appoggio della maggior parte dei club professionistici, dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio e dell’Associazione Italiana Calciatori. È una campagna elettorale piena di tensioni, con Sibilia che accusa Gravina di non aver rispettato l’accordo di staffetta scritto tra i due all’epoca del commissariamento del 2018. A seguito di tale spaccatura, Gravina viene rieletto con voti più bassi (il 73,45%) ma comunque alti per poter mettere mano in maniera più profonda sugli assetti della Figc e immaginare finalmente una riforma del sistema calcistico nazionale. Il 20 aprile dello stesso anno, viene eletto nel comitato esecutivo della Uefa con 53 voti su 55, risultando il primo degli otto eletti e aggiungendo alla sua presidenza anche una forte matrice ‘europeista’ legando a doppio filo il destino dell’Italia ad Aleksander Ceferin.
La vicepresidenza Uefa
Non a caso, il 5 aprile del 2023 Gravina ottiene la vicepresidenza Uefa e successivamente anche l’organizzazione dell’Italia dell’Europeo del 2032 assieme alla Turchia. Un’impresa, va detto, visto lo stato disastroso in cui – salvo pochissime eccezioni – versano gli stadi italiani.Nel primo biennio da presidente, il suo più grande successo resta quello di essere riuscito a tenere vivo un sistema martoriato dal Covid e di aver ottenuto dal governo le autorizzazioni necessarie per concludere – in piena estate – il campionato 2019/20 bloccato per quasi tre lunghissimi mesi dal coronavirus, la sua seconda presidenza in Federcalcio è marcata dal suo unico successo sul campo, quello conquistato l’11 luglio 2021 dalla nazionale italiana che si laurea per la seconda volta campione d’Europa vincendo gli Europei in finale contro l’Inghilterra a Wembley. È il momento di massimo splendore della Gravina Story e nello stesso anno partecipa, nel ruolo di se stesso, al film tv ‘Crazy for Football – Matti per il calcio’, regia di Volfango De Biasi.
I flop della Nazionale
Neanche un anno dopo però, ecco il primo grande flop: il 24 marzo 2022 la nazionale italiana infatti fallisce per la seconda volta consecutiva la qualificazione al campionato del mondo in programma in Qatar. Uno scossone che quattro anni prima era valso a Gravina la presidenza dopo le dimissioni di Tavecchio, dimissioni che invece l’abruzzese stavolta non pensa minimamente di voler rassegnare, dicendosi forte di un consenso politico ancora molto forte in seno alla Figc. Talmente padrone ormai che il 3 febbraio 2025 viene rieletto alla presidenza della Figc con il 98,68% dei voti, unico candidato forte anche del sostegno di ampia parte della Lega Serie A. Tra le conquiste politiche, Gravina vanta la modifica dello Statuto Federale, una programmazione pluriennale in Figc e sistema calcio, oltre ad aver ottenuto la riforma della governance federale con la Lega di A che dal 2024 passa dal 12% al 18% (con un consigliere in più) e aver tolto il 2% all’Associazione italiana arbitri. L’ultima sua ‘piattaforma programmatica’ per il 2025/28 si intitolava “a vele spiegate”, quello che lo stesso Gravina ha definito “un progetto così ambizioso, quello di garantire, sotto ogni aspetto, la sostenibilità e quindi la stabilità del calcio italiano significa anche rispettare un impegno preso con me stesso e con gli altri”, definendo la sua esigenza di completare il percorso avviato nel 2018 “un atto di forza interiore”. Quell’ostinazione che lo ha portato fino ad oggi, impossibile da alimentare ancora al cospetto di così tante richieste di dimissioni che, alla fine, neanche Iron Gravina ha potuto evitare.

