Disfatta Italia, la Bosnia vince ai rigori e va al Mondiale

Disfatta Italia, la Bosnia vince ai rigori e va al Mondiale
Marco Palestra e Leonardo Spinazzola si abbracciano, entrambi in lacrime, dopo la sconfitta ai rigori contro la Bosnia. (AP Photo/Armin Durgut)

Niente Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva

L’incubo dell’Italia del pallone non si arresta e assume le sembianze di Zenica e della Bosnia. La Nazionale manca l’accesso al Mondiale per la terza volta di fila, cadendo ai rigori contro Dzeko e compagni al termine di una partita fatta di sofferenza e speranze vane, di illusioni e di lacrime.

Nell’ennesima notte amara che sancisce la disfatta del movimento italiano – chiamato a interrogarsi e a trovare una via chiara per ripartire al cospetto della terza ‘apocalisse’ – la certezza è una sola: l’Italia non giocherà la Coppa del Mondo, da cui manca dal 2014 e che continua ad essere un tabù. Un disastro sportivo destinato a scatenare un terremoto a tutti i livelli, dal campo alla scrivania, dalla posizione del ct a quella del presidente federale Gabriele Gravina destinata a finire inevitabilmente sotto accusa.

La rete di Kean sembrava indirizzare una gara comunque già complessa dall’inizio e diventata tremendamente in salita dopo l’espulsione di Bastoni. Nella ripresa la zampata di Tabakovic a meno di un quarto d’ora dalla fine rimetteva in partita una Bosnia mai doma, capace di allungare la contesa fino ai calci di rigore. Agli azzurri rimangono i rimpianti per le occasioni sprecate sull’1-0 e per la lotteria degli undici metri che non ci ha sorriso. Nella bolgia di Zenica l’inno italiano viene applaudito – come chiesto da capitan Dzeko per ricordare l’amichevole disputata dall’Italia nel 1996, la prima in Bosnia dopo la guerra – ma è l’unica ‘concessione’ fatta dagli 8000 e passa del ‘Bilino Polje’, che fin dal fischio d’inizio sostengono incessantemente la loro squadra creando un ambiente infuocato in cui Dzeko e compagni si esaltano.

Disfatta Italia, la Bosnia vince ai rigori e va al Mondiale
L’entusiasmo dei tifosi di casa dopo il pareggio della Bosnia. (AP Photo/Armin Durgut)

Un’Italia a due facce tra momenti propositivi e grosse difficoltà

L’Italia di Gattuso, che come da pronostico conferma lo stesso undici di Bergamo con Kean e Retegui in attacco, ha un approccio timido e morbido alla contesa ma riesce comunque, un po’ a sorpresa, a portarsi avanti. Vasilj dopo neanche un quarto d’ora sbaglia infatti un appoggio comodo e consegna la palla a Barella, che vede subito in area Kean che di prima intenzione trova l’angolo giusto e gonfia la rete. L’1-0 non spegne comunque gli ardori dei padroni di casa, che continuano a spingere senza sosta approfittando delle difficoltà sulle corsie esterne di Politano e Dimarco, costretti quasi sempre a ripiegare. Basic costringe Donnarumma al suo primo intervento, Katic in area colpisce solo di testa ma troppo centralmente, poco dopo è ben più insidiosa la spizzata sul fondo di Demirovic sul cross di Bajraktarevic.

La squadra di Gattuso è in apnea e la situazione peggiora a partire dal 40′, quando un rinvio errato di Donnarumma spiana la strada a Memic, che si invola verso la porta e viene steso da Bastoni. L’intervento in ritardo del difensore nerazzurro costa un’espulsione sanguinosa che comporta un’Italia in dieci e soprattutto un secondo tempo di passione. Gattuso corre ai ripari togliendo subito uno spento Retegui per inserire Gatti. E durante l’intervallo cambia ancora, con l’innesto di Palestra per Politano e il passaggio a un 4-4-1.

Disfatta Italia, la Bosnia vince ai rigori e va al Mondiale
L’arbitro Clement Turpin estrae il rosso diretto per Bastoni, non inquadrato nella foto. (AP Photo/Armin Durgut)

La musica non cambia, la Bosnia fa la partita – complice anche l’ingresso del gioiellino Alajbegovic – contro un’Italia impaurita e in affanno. Kean prova a scuotere gli ospiti con una azione personale, ma il suo coast to coast verso la porta finisce alto e non produce frutti. Il ct azzurro cerca allora forze fresche – da Pio Esposito a Cristante passando per Frattesi – per invertire la rotta, ma è solo Donnarumma a tenere a galla l’Italia con un intervento super sulla rasoiata di Tahirovic.

Gli azzurri a lungo andare rispetto alla prima parte della ripresa danno qualche segnale di risveglio, sprecando altre due volte il colpo del ko. Prima Esposito spara alto sul servizio di un esuberante Palestra, poi Dimarco strozza troppo la conclusione di sinistro vanificando l’intuizione di Barella. Sono errori che i ragazzi di Gattuso pagano a caro prezzo, perché a 10 minuti dal 90′, sull’ennesimo traversone spedito in area dai bosniaci, i padroni di casa questa volta fanno centro. Dzeko sovrasta Mancini, Donnarumma si supera ancora una volta ma nulla può sulla respinta a zero metri di Tabakovic. L’Italia va in tilt e rischia il gol beffa, ma Donnarumma si fa trovare pronto sulla zuccata di Demirovic sul cross di Bajraktarevic.

I supplementari e la doccia fredda ai rigori

La sfida prosegue così ai supplementari, con Spinazzola a rimpiazzare Dimarco, dove il canovaccio resta quello degli ultimi minuti. I padroni di casa tengono il possesso palla e cercano il pertugio giusto per colpire, gli azzurri resistono con generosità provando poi a ripartire. Come al 12′ quando Tonali vede l’imbucata di Palestra, steso mentre era lanciato verso la porta da Muharemovic. Turpin estrae il giallo scatenando la protesta veemente della panchina e dei giocatori azzurri che chiedevano il rosso. Per il resto l’Italia prova ad accendersi soprattutto grazie ai guizzi di Palestra, che tocca per Esposito che di testa impegna Vasilj.

Nel secondo supplementare le due squadre cercano ancora di superarsi: Demirovic ci prova con una sforbiciata avventurosa, sul fronte opposto Esposito impegna la retroguardia bosniaca trovando la chiusura provvidenziale di Muharemovic. L’ultimo sussulto lo regala Tahirovic, che dal limite dell’area manda a lato di un soffio spaventando l’Italia intera. La sfida prosegue così ai rigori, dove ad esplodere è la gioia del popolo bosniaco. L’Italia paga gli errori di Esposito e Cristante e vedere sfumare all’ultimo metro il sogno americano.

© Riproduzione Riservata