In gol Diaz, Rebic e Tomori nel posticipo della 35esima giornata allo Stadium

(LaPresse) Estasi Milan, tracollo Juve. La Champions League prende la via rossonera, con la squadra di Pioli che domina allo Stadium e aggancia l’Atalanta al secondo posto. Il 3-0 è un tonfo che ha il sapore della resa per gli uomini di Pirlo: vuoti, nella testa e nelle gambe, incapaci di reagire al vantaggio di Brahim Diaz alla fine del primo tempo e di ritrovare il filo conduttore anche dopo la scossa del rigore parato da Szczesny a Kessie al quarto d’ora della ripresa. La Vecchia Signora va sotto per l’ottava volta nelle ultime dodici partite ma questa volta non riesce a raddrizzare la partita. I bianconeri rimangono fermi al quinto posto, la Champions League è distante un punto (il Napoli quarto è a quota 70) ma in questo momento sembra una chimera. Perché le ultime prestazioni offerte da Chiellini e compagni, da Udine a Firenze, non possono indurre all’ottimismo.

CR7 e Ibra non brillano. Apre le danze Diaz

Chi vince prende l’ascensore per la Champions League, chi si ferma è perduto o quasi. Con questi presupposti a risentirne è soprattutto lo spettacolo. Le due squadre badano a non scoprirsi, le difese prevalgono sugli attacchi anche perché gli uomini più attesi, Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic, non brillano e non riescono a far brillare neanche i compagni, a eccezione di Brahim Diaz, l’uomo su cui ha puntato forte Pioli per questo spareggio da dentro o fuori. Le occasioni latitano, la Juve fa più possesso ma non è mai pericolosa (CR7 nei primi 45 minuti tocca zero palloni in area) se non su palla inattiva, vedi la girata di de Ligt murata da Theo Hernandez al 4′ e il colpo di testa di Chiellini di poco a lato dopo una uscita a vuoto di Donnarumma. Il Diavolo prende confidenza con la partita a poco a poco, ma dà l’impressione di essere più ficcante in particolare per le giocate di Diaz, che danza tra le linee mettendo in crisi la retroguardia avversaria. Il baby spagnolo ci prova un paio di volte dalla distanza ma il jolly lo pesca in chiusura di frazione, quando dopo una avventata uscita di Szczesny infila il pallone sotto l’incrocio, nonostante il tocco di braccio sospetto che Valeri – dopo il consulto al Var – giudica regolare.

Eurogol di Rebic, tris di Tomori

Nella ripresa la Juve sembra scuotersi creando subito una situazione pericolosa con Bentancur, liberato al tiro da un colpo di tacco di Morata, ma quello dell’uruguaiano resterà l’unico tiro nello specchio della porta per tutti i novanta minuti. Gli ospiti infatti traggono forza dal vantaggio firmato alla fine del primo tempo e si presentano con maggiore convinzione dalle parti di Szczesny. Come al 12′ quando lo scatenato Diaz calcia verso la porta ma trova il braccio (largo) di Chiellini, penalty solare che Valeri assegna dopo aver rivisto l’episodio al monitor. Dal dischetto Kessie grazia la Vecchia Signora facendosi ipnotizzare da Szczesny, ma neanche da questo episodio favorevole la Juventus trova la scossa e l’energia necessaria per scuotersi. Immobile, bloccata tra qualcosa che vorrebbe fare ma non le riesce. Al Diavolo invece riesce tutto, compreso l’eurogol di Rebic – entrato al posto dell’infortunato Ibrahimovic – che chiude definitivamente la partita. La notte da incubo bianconera però non è ancora finita, perché nel finale arriva anche il tris di testa di Tomori: un gol non banale, perché permette ai rossoneri di ribaltare la sconfitta nello scontro diretto dell’andata (3-1). Nel caso, remoto, di un arrivo a pari merito, ad andare in Champions League sarà il Milan. Che adesso vede il traguardo a portata di mano. A Torino invece la resa è totale.

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