Gli uomini di Pirlo se la vedranno in finale con la vincente di Atalanta-Napoli

Il ko, netto e sacrosanto, di metà gennaio non sembra mai stato così lontano. La Juventus ‘vendica’ la sconfitta di campionato eliminando l’Inter dalla Coppa Italia, costringendo così Handanovic e compagni a giocarsi solo una competizione, lo scudetto, da qui a giugno. Una corsa al tricolore ancor più aperta dopo il verdetto della semifinale. I bianconeri, forti del trionfo dell’andata a San Siro, si arroccano per più di un tempo e proteggono lo 0-0 fino al triplice fischio arbitrale, che vale un biglietto per la finale aspettando la vincente di Atalanta-Napoli. I nerazzurri sono stati traditi dai loro attaccanti, Lukaku e Lautaro, in versione LuLa calante al cospetto del bunker allestito da Pirlo, che anche senza Chiellini e Bonucci può dormire sonni tranquilli e sereni. Perché de Ligt e Demiral non li hanno fatti rimpiangere, con l’aggiunta di Chiellini nel finale a proteggere il vantaggio prezioso. Per Conte la Coppa Italia – mai vinta da allenatore, neanche nel ciclo bianconero – resta un tabù, al pari dell’Allianz Stadium per l’Inter, che non riesce a espugnare il fortino torinese dal 2011. Pirlo, invece, si gode la prima finale conquistata sul campo. La Vecchia Signora infila l’ennesimo cleen sheet e trae linfa preziosa anche nella rincorsa alla vetta della classifica.

L’input di Pirlo ai suoi ragazzi alla vigilia era quello di cancellare il successo dell’andata e di ragionare come se le due squadre fossero sullo 0-0. Messaggio recepito fin troppo alla lettera da Buffon e compagni, che fin dalle prime battute si abbassano e aspettano l’avversario nella propria metà campo. Copione che assomiglia tanto a quello – vincente – andato in scena con la Roma, ma a differenza dei ragazzi di Fonseca l’Inter non è tutto fumo e poca sostanza, anzi. Sa unire qualità e fisicità, ritmo e compattezza. Per mezzora gli ospiti sono padroni del campo, con un solo unico ma imperdonabile difetto: quello di non riuscire a concretizzare la gran mole di gioco creata.

Lautaro e Lukaku non brillano, annullati dal muro bianconero eretto da Demiral e de Ligt, che possono far rifiatare in panchina i veterani Bonucci e Chiellini. Il futuro è loro e anche contro la coppia d’attacco più prolifica in Italia lo hanno confermato. Le palle gol migliori capitano sui piedi del ‘Toro’, che reclama un rigore in avvio (ma è lui a calciare il piede di Bernardeschi mancando il pallone) e svirgola malamente dopo un tiro di Eriksen respinto dal bunker eretto attorno a Buffon. E Lukaku? Big Rom tocca tanti palloni ma de Ligt lo controlla agevolmente, perdendolo solo sugli sviluppi di un calcio piazzato sfiorato dal belga. Per il resto la Juve soffre tremendamente le folate sulla destra di Hakimi, come avvenuto in campionato. Questa volta però, diversamente dal derby d’Italia del 17 gennaio, c’è un Alex Sandro che, almeno in parte, riesce ad arginarlo. Con le buone e con le cattive.

Dopo una mezz’ora abbondante in totale balia dell’avversario la Juve mette il naso fuori. Proprio nel momento in cui l’Inter rifiata, Ronaldo si iscrive alla partita. Con un tiro sul primo palo respinto da Handanovic, preludio alla ripresa in cui la spinta dell’Inter si fa sempre più confusa, in controtendenza con la crescita esponenziale bianconera. La Vecchia Signora in contropiede manca il colpo del ko, anche perché Handanovic si riscatta dopo l’errore dell’andata murando due volte un Cristiano Ronaldo sempre più dentro al match. I cambi danno ossigeno a una Juve più in controllo, complice il salto di qualità in mezzo al campo di Rabiot e Bentancur, non più esclusivamente distruttori ma anche costruttori. Conte tenta il tutto per tutto inserendo prima Perisic e poi Sensi, ma più passano i minuti e più la sua squadra si innervosisce, nonostante i tentativi disperati di Hakimi e dello stesso Sensi. Alla fine però a far festa sono proprio i bianconeri.

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