Invariata la classifica di Serie A dopo la decisione della Corte Sportiva d'Appello della Federcalcio

Non cambia la classifica di Serie A, la Corte Sportiva d'Appello della FIGC ha infatti respinto i ricorsi di Napoli e Roma confermando i due 3-0 a tavolino a favore di Juventus e Verona. Confermato anche il punto di penalizzazione inflitto alla società del presidente Aurelio De Laurentiis.

Il Napoli era stato condannato in primo grado dal Giudice Sportivo per non essersi presentato lo scorso 4 ottobre a Torino per disputare la partita contro la Juventus, valida per la terza giornata di Serie A. La Roma, invece, era stata punita sempre dal Giudice per aver schierato contro il Verona il centrocampista Amadou Diawara pur non essendo questi inserito nella lista dei 25 giocatori da consegnare all'inizio della stagione.

Pertanto Napoli e Roma restano appaiate al terzo posto in classifica con 14 punti, segue la Juve con 13 insieme all'Atalanta. Il Verona resta a 12 punti in compagnia dell'Inter. Per quanto riguarda il caso di Juve-Napoli, durissima la sentenza della Corte nei confronti del club azzurro "il cui comportamento nei giorni antecedenti la disputa dell'incontro, risulta teso a precostituirsi, per così dire, un 'alibi' per non giocare quella partita".

Sempre secondo la Corte, la mancata disputa dell'incontro non è "dipesa da una causa di forza maggiore, bensì da una scelta volontaria, se non addirittura preordinata" da parte del Napoli il cui comportamento "risulta neanche rispettoso degli altri consociati dell'ordinamento sportivo, più precisamente delle altre Società di calcio professionistico di Serie A, che in situazioni del tutto analoghe hanno, regolarmente, disputato gli incontri che le vedevano impegnate".

Smontata la difesa dell'avvocato del Napoli Mattia Grassani anche per quanto riguarda i contatti fra il club campano e le ASL dello stesso capoluogo che in una comunicazione al Napoli aveva chiarito di non avere "alcuna competenza" nel rispetto del protocollo FIGC da parte del club. Sempre secondo la Corte, dai comportamenti del Napoli "emerge la preordinata volontà di non disputare la gara desumibile da diversi indizi, soprattutto, l'annullamento della prenotazione dei tamponi che avrebbero dovuto effettuarsi, secondo le previsioni del Protocollo, nella giornata di svolgimento della gara". Non solo, ma nella sentenza si legge anche che un eventuale accoglimento delle tesi difensive del Napoli "porterebbe, inevitabilmente, a frustrare, totalmente, la motivazione posta a fondamento dei Protocolli federali, ovvero quella di consentire, seppure nella criticità della situazione determinata dall'emergenza sanitaria, di svolgere e portare a termine il Campionato di Calcio di Serie A". Quindi il Napoli "merita di essere sanzionato" per una "palese violazione dei fondamentali principi sui quali si basa l'ordinamento sportivo, ovvero la lealtà, la correttezza e la probità".

Non si è fatta attendere la reazione del Napoli, che in serata ha replicato con un comunicato apparso sul proprio sito i cui "prende atto della decisione della Corte Sportiva d'Appello ed è già al lavoro per preparare il ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport del Coni". Il club di De Laurentiis dichiara anche di "non condividere in toto la sentenza che getta ombre inaccettabili sulla condotta della Società trascurando documenti chiarissimi a suo favore e delegittima l'operato delle autorità sanitarie regionali". Il Napoli ribadisce infine di aver "sempre perseguito valori quali la lealtà e il merito sportivo e anche in questo caso intraprenderà tutte le iniziative per rendere giustizia alla propria condotta orientata al rispetto della salute pubblica e per fare in modo che il campo sia l'unico giudice a decidere il risultato di una partita di calcio".

Per quanto riguarda la Roma, invece, la Corte ha considerato "infondato" il ricorso del club giallorosso che pure aveva ammesso l'errore sottolineando però come dallo stesso la squadra non avesse tratto un effettivo beneficio, mancando di fatto l'elemento del dolo. La Corte non ha ritenuto sufficiente la tesi difensiva della Roma, ricordando nella sentenza che "l'inserimento nella lista dei giocatori, che deve rispettare le proporzioni di partecipazione (25 nomi), costituisce elemento essenziale per fare conoscere alle altre consorelle partecipanti i giocatori contro i quali si misureranno, nel rispetto dei principi di lealtà sportiva e, soprattutto, delle regole alle quali tutti devono uniformarsi". Anche per la Roma la battaglia non finisce qui,ultimo grado della giustizia sportiva. 

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