L’Italia retrocede nella classifica mondiale sulla lotta alla crisi climatica. Il nostro Paese – secondo il nuovo rapporto annuale di Germanwacth 2026 presentato alla Cop30 a Belem in Brasile – scende in 46esima posizione dalla 43esima. Il rapporto – Climate change performance index 2026 – racconta le performance mondiali climatiche. L’Italia – spiega Legambiente che ha realizzato il documento per l’Italia – è ”sempre più lontana dalle prime: Danimarca, Regno Unito e Marocco”. La maglia nera va a ”Stati Uniti, Iran e Arabia Saudita. La Cina risale di una posizione”. ”L’azione climatica globale fa progressi – osserva Legambiente – ma i Paesi procedono troppo lentamente nel raggiungere gli obiettivi climatici. L’Italia paga lo scotto di una visione politica miope. Serve una svolta green per fare dell’Italia un hub delle rinnovabili e contrastare l’emergenza climatica”.
”A dieci anni dall’accordo di Parigi, l’azione climatica globale fa progressi – si rileva nel nuovo rapporto di Germanwatch – ma i Paesi del mondo procedono troppo lentamente nel raggiungere gli obiettivi preposti. E l’Italia continua a perdere terreno”. Nel 2025 l’Italia arriva al 46esimo posto in classifica, e aldilà delle tre posizioni in meno rispetto all’anno scorso, quando era 43esima, risulta indietro di ”ben 17 rispetto al 2022, quando era 29esima”. Anche quest’anno è ”ben lontana dalle posizioni di vertice che vedono dominare la Danimarca (quarta), seguita da Regno Unito (quinta) e Marocco (sesta)”. Come gli altri anni le prime tre posizioni della classifica non sono state attribuite ”in quanto nessuno dei Paesi ha ancora raggiunto la performance necessaria per contribuire a contenere con efficacia il surriscaldamento del Pianeta entro la soglia critica di 1,5 gradi centigradi”. Il nostro Paese – si fa presente – ”paga lo scotto di una politica climatica nazionale (è al 58esimo posto della specifica classifica) fortemente inadeguata a fronteggiare l’emergenza climatica”. L’aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e Clima (Pniec) consente ”una riduzione complessiva delle emissioni entro il 2030 di appena il 44,3% e del 49,5% se si includono anche gli assorbimenti di carbonio del settore Lulucf. Un ulteriore passo indietro rispetto al 51% previsto dal Pnrr, già inadeguato in confronto all’obiettivo europeo del 55%. Piano che per di più stenta a decollare, come emerge anche dal rapporto Ispra sullo Stato dell’Ambiente in Italia 2025”.
Clima, Italia retrocede nel Climate change performance index

Scende in 46esima posizione dalla 43esima
