Crollo Marmolada, il parere degli esperti: “Ghiacciai in estinzione, ora priorità è piano acqua”

Crollo Marmolada, il parere degli esperti: “Ghiacciai in estinzione, ora priorità è piano acqua”

Dati alla mano, la crisi climatica globale non accenna a rallentare

Il crollo del seracco della Marmolada che ha riversato a valle una valanga di ghiaccio e detriti, distruggendo e uccidendo, “è certamente eccezionale ma cosa sta succedendo nei ghiacciai alpini lo sappiamo da decenni”. È netto Andrea Barbabella, di Italy for Climate, secondo il quale “lo scioglimento e la perdita di massa glaciale è un trend oramai consolidato e che va avanti da qualche decennio. Purtroppo ci sono buone probabilità che i ghiacciai alpini da qui a metà del secolo rimangano solo un ricordo”. Gli fa eco Arcangelo Francesco Violo, presidente del Consiglio nazionale dei geologi: “Quanto rimasto della Marmolada è in forte pericolo, anche se il problema non riguarda solo l’Italia ma tutto il mondo – spiega – E questa ennesima tragedia deve far riflettere e servire come primo campanello d’allarme: i ghiacciai sono il primo termometro dei cambiamenti climatici”.

Dati alla mano, la crisi climatica globale non accenna a rallentare: crescono le temperature e le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera. In questo contesto, si legge nel rapporto di Italy for Climate, l’Italia già nel 2020 fa registrare un primato negativo: rispetto al 1880 la temperatura media è aumentata di quasi 2,4 gradi, molto più velocemente della media mondiale, attorno a un grado. Tra il 2008 e il 2020, sono cresciute tutte le tipologie di eventi estremi: +480% i tornado, +580% le piogge intense e le bombe d’acqua, +1.100% le grandinate e +1.200% le raffiche di vento.

“La prima cosa da fare ovviamente è tentare di rallentare il riscaldamento globale in corso – sottolinea Barbabella – e, quindi, dimezzare le emissioni climalteranti entro il 2030 e portarle a zero entro il 2050. Ma questo non fermerà di colpo il cambiamento climatico in corso, riportando le lancette indietro nel tempo”. Poi aggiunge: “E’ urgente prendere atto del cambiamento in corso e adattarci. Il problema non è solo il ghiacciaio, ma l’intero ciclo dell’acqua, a partire da fenomeni come la siccità o le bombe d’acqua. Un piano ancora non c’è, è fermo al Ministero della transizione ecologica in attesa di approvazione dal 2018 ed è già da aggiornare, e se non interveniamo immediatamente, a cominciare dalle infrastrutture alle modalità di utilizzo dell’acqua, arriveremo al punto che il razionamento dell’acqua diventerà una pratica corrente”.”Serve un piano nazionale – chiosa Violo – perché in alcune regioni non esiste alcun catasto delle risorse acquifere sotterranee”. “Così diventa difficile fare bilanci affidabili”, e il primo passo deve essere “cambiare l’approccio dei consumi – conclude – perché la vera energia rinnovabile è quella che non si consuma”.

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