Per il 24esimo anno consecutivo segnalata una anomalia positiva rispetto al valore normale

L’Italia è sempre più calda ormai. Il clima del nostro Paese si è tropicalizzato. La temperatura media è stata di 1,5 gradi più alta del normale nel 2020; quella del mare di quasi un grado. Mentre è in corso la Cop26 a Glasgow, il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, ci pensa l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ad approfondire la situazione nostra.

Dal nuovo rapporto, ‘Gli indicatori del clima in Italia’ – messo a punto in collaborazione con il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente e delle altre reti di osservazione nazionale – emerge che in Italia il 2020 è stato “il quinto anno più caldo dal 1961, registrando un’anomalia media di più 1,54 gradi”. E che “a partire dal 1985, le anomalie sono state sempre positive, ad eccezione del 1991 e del 1996”, tanto che “il 2020 è stato il 24esimo anno consecutivo con anomalia positiva rispetto al valore normale; il decennio 2011-2020 è stato il più caldo dal 1961”. In tutti i mesi del 2020, ad eccezione di ottobre, la temperatura media in Italia è stata superiore alla norma, con un picco a febbraio (più 2,88 gradi), seguito da agosto (più 2,49 gradi). La stagione relativamente più calda è stata l’inverno, con più 2,36 gradi rispetto alla media (al secondo posto della serie storica).

Gli indici degli estremi di temperatura, le massime e le minime confermano poi che “le notti e i giorni freddi mostrano una chiara tendenza a diminuire mentre i giorni e le notti calde una tendenza ad aumentare”.

E anche il mare ne risente. La temperatura superficiale dei mari italiani infatti nel 2020 è stata di 0,95 gradi più alta; si colloca al quarto posto dal 1961, e nove degli ultimi 10 anni hanno registrato le anomalie positive più elevate di tutta la serie. Nel 2020 le temperature sono state più alte in tutti i mesi dell’anno, con i valori massimi ad agosto (+1,7 gradi) e a maggio (+1,4 gradi).

Secondo il rapporto gli eventi meteorologici estremi hanno interessato diverse aree del nostro Paese, da un lato alluvioni intense e dall’altro siccità prolungata. Il 2020 è stato il 23esimo anno meno piovoso dal 1961. Sull’intero territorio nazionale, i mesi mediamente più secchi sono stati gennaio (-75%) e febbraio (-77%); mentre dicembre è stato il mese mediamente più piovoso (+109%). La siccità maggiore invece si è avuta a novembre al Nord (-85%), a gennaio al Centro (-69%) e al Sud e Isole (-78%). Ci sono state anche aree del Paese con più di 300 giorni senza acqua, con punte di 341 giorni a Pescara e a Capo Carbonara (Su); il numero massimo di giorni consecutivi nell’anno si sono avuti in Sardegna e in Sicilia (fino a 90 giorni secchi consecutivi).

I dati e le informazioni sul clima in Italia – contenuti nel rapporto – vengono trasmessi all’Organizzazione meteorologica mondiale per contribuire al quadro sull’evoluzione del clima a scala globale.

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