Lunedì 21 Maggio 2018 - 11:30

Mafia Capitale, 20 nuovi rinvii a giudizio: Buzzi ancora a processo

Alla sbarra anche D'Ausilio, ex capogruppo Pd in Campidoglio all'epoca di Marino

Prima udienza del processo Mafia Capitale.

Sono venti le persone rinviate a giudizio nell'ambito di una tranche dell'inchiesta 'mondo di mezzo'. È quanto deciso dalla gup Monica Ciancio che ha fissato per il 19 settembre l'apertura di un nuovo procedimento: alla sbarra, oltre all'imprenditore delle cooperative Salvatore Buzzi e l'ex direttore generale di Ama Giovanni Fiscon, finisce anche l'ex capogruppo del Pd in Campidoglio all'epoca di Ignazio Marino, Francesco D'Ausilio, dimessosi nell'ottobre del 2014 per contrasti con l'allora sindaco, dopo la pubblicazione di un sondaggio sponsorizzato dal partito che sottolineava il 'basso gradimento' dell'allora primo cittadino.

La procura accusa i venti imputati di reati che vanno, a seconda delle posizioni, dalla turbativa d'asta, alla corruzione, al finanziamento illecito e la rivelazione del segreto d'ufficio. Il pm Luca Tescaroli chiedeva il rinvio a giudizio di 24 persone tra le quali Emilio Gammuto, il collaboratore di Buzzi già condannato nel procedimento principale e che ha ricevuto ora una condanna a un anno, in abbreviato, che si aggiunge ai tre anni di carcere da scontare per l'altro procedimento. Per tre persone la gup ha disposto l'invio degli atti alla procura di Tivoli per competenza. 

Secondo chi indaga, D'Ausilio e il capo della sua segreteria, Salvatore Nucera, anche lui imputato, avrebbero "posto la loro funzione al servizio di soggetti legati al gruppo Buzzi", ricevendo denaro e promesse in cambio di delibere favorevoli all'imprenditore. Nel 2014 i due avrebbero intascato 12.240 euro, per "facilitare - si legge sul capo di imputazione - l'aggiudicazione delle procedure negoziate indette dal dipartimento Tutela ambiente del Comune di Roma Capitale". D'Ausilio avrebbe ottenuto anche la promessa di altri 50mila euro (su 130mila complessivi) in cambio dell'approvazione della liquidazione dei debiti fuori bilancio del Comune di Roma e la corresponsione del 5% del valore economico del valore dei lotti assegnati con dieci procedure negoziate indette dal Campidoglio. Fiscon, dal canto suo, risponde di corruzione e turbativa su l'ameno quattro gare indette dall'azienda capitolina dei rifiuti (Ama) ai tempi in cui ne era direttore generale. 

Le indagini hanno messo in luce una ventina di nuovi episodi penalmente rilevanti rimasti fuori dal processo principale, del quale è in corso l'appello nell'aula bunker di Rebibbia, che vede imputate 43 persone. I fatti presi in esame si sviluppano tra il 2011 e il 2014. Nella richiesta di rinvio a giudizio, che porta la firma del procuratore Giuseppe Pignatone, degli aggiunti Michele Prestipino e Paolo Ielo e dei pm Luca Tescaroni e Giuseppe Cascini, sono anche accusati Clelia Logorelli, dirigente del settore verde di Eur spa; gli imprenditori Flavio Ciambella e Fabrizio Amore quest'ultimo coinvolto nell'inchiesta sui lavori per la sala Giulio Cesare dove si riunisce il Consiglio comunale; la collaboratrice di Buzzi Nadia Cerrito; Giampaolo Cosimo De Pascali, il carabiniere in servizio presso la presidenza della Repubblica del quale Buzzi, secondo gli inquirenti, si sarebbe servito per avere informazioni e favori. Rinviati a giudizio anche l'allora presidente della cooperativa Capodarco Maurizio Marotta e l'ex direttore del dipartimento Ambiente del Campidoglio Fabio Tancredi.

 

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