Giovedì 07 Luglio 2016 - 07:30

Fermo, difende moglie da insulti razzisti: profugo ucciso da ultrà

Il giovane e la compagna erano fuggiti da Boko Haram e da 8 mesi erano in Italia

Emmanuel e la moglie in una foto pubblicata su Facebook dall'ex presidente della Provincia di Ascoli, Massimo Rossi

Picchiato a morte da due ultrà per aver difeso la moglie da insulti razzisti: è quanto accaduto a Fermo a un giovane nigeriano 36enne, pestato violentemente tanto da finire in coma irreversibile. Alle 20 di ieri sera è stata dichiarata ufficialmente la morte, spiega don Vinicio Albanesi, che da otto mesi ospitava la coppia nel seminario arcivescovile di Fermo, nel progetto gestito dalla Fondazione Caritas in veritate. Emmanuel e la compagna, Chimiary, erano fuggiti dall'inferno di Boko Haram e da 8 mesi erano in Italia. Lo scorso gennaio proprio don Albanesi li aveva uniti informalmente in matrimonio, realizzando il loro sogno.

Tutta da capire ancora la dinamica dei fatti, raccontati alle forze dell'ordine da Chimiary, la compagna di Emmanuel. Uno dei due aggressori, 35enne, al momento risulta indagato a piede libero. Uno dei due avrebbe iniziato a insultare con epiteti razzisti la giovane, l'avrebbe chiamata 'scimmia' e strattonata. Emmanuel sarebbe intervenuto in difesa della giovane: sarebbe scaturita una rissa, con un paletto della segnaletica estratto dalla strada, e un colpo che ha raggiunto il giovane nigeriano alla nuca. Una volta a terra, sempre secondo il racconto di Chimiary, il giovane sarebbe stato colpito ripetutamente. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime: è finito in coma irreversibile, spegnendosi poi ore dopo. Anche la donna è stata picchiata, cavandosela con cinque giorni di prognosi. I due giovani erano ospiti da otto mesi del seminario arcivescovile di Fermo, nel progetto gestito dalla Fondazione Caritas in veritate di don Vinicio Albanesi. Accolti dopo esser sfuggiti a Boko Haram, nel gennaio scorso era stato lo stesso don Albanesi ad unirli informalmente in matrimonio, presso la Chiesa di San Marco alle Paludi, coronando il loro sogno.

"Una provocazione gratuita, a freddo - racconta don Albanesi - Ci costituiremo parte civile, nella veste di realtà a cui i due ragazzi sono stati affidati". Sono 124 i profughi accolti nella struttura del seminario di Fermo, tra cui 19 nigeriani. Non solo: " Vogliamo pregare e chiedere perdono per non aver saputo proteggere e accogliere una giovane vita, sfuggita al terrore per trovare poi la morte in Italia". Ora il pericolo da scongiurare è una escalation di nervosismo tra i profughi o in città: "Non accettiamo vendette". La Comunità di Capodarco - di cui don Albanesi è presidente - accoglierà Emanuel per sempre: la volontà è quella di mettere a disposizione uno dei loculi della comunità nel vicino cimitero.

Dopo il tragico episodio, il premier Matteo Renzi ha telefonato a don Vinicio Albanesi per esprimere la sua solidarietà e vicinanza. Renzi, come lui stesso ha ricordato al telefono, aveva conosciuto don Albanesi quando faceva parte dei giovani scout. Oggi il governo sarà a Fermo, con la presenza in Prefettura del ministro dell'Interno Angelino Alfano a presiedere il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica.

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