Venerdì 13 Maggio 2016 - 15:00

Cannes, è il giorno di Loach e Dumont: dai poveri alla commedia

Il regista britannico è in corsa con 'I, Daniel Blake', il francese presenta 'Ma Loute - Slack Bay'

Cannes, è il giorno di Loach e Dumont: dai poveri alla commedia

La corsa per la Palma d'Oro è ormai scattata e al Festival del cinema di Cannes oggi è il giorno di un peso massimo tra gli autori: Ken Loach, che con 'I, Daniel Blake', è dato tra i favoriti. La denuncia sociale di Loach si spartisce la giornata cinematografica della kermesse sulla Costa Azzurra con la commedia di Bruno Dumont 'Ma Loute - Slack Bay'.

'MA LOUTE - SLACK BAY'. Ad aprire la giornata è proprio il francese Dumont, professore di filosofia, famoso per il film 'L'età inquieta' e 'L'umanità', due pellicole premiate al Festival di Cannes con il Grand Prix speciale della giuria. Quest'anno porta sulla Croisette una commedia che si preannuncia, almeno sulla carta, brillante e divertente, con un cast d'eccezione: Fabrice Luchini, Valeria Bruni Tedeschi, Juliette Binoche e Jean-Luc Vincent. Una scelta inaspettata da parte dell'organizzazione del festival - quella della commedia - generalmente più incline al dramma.

Sullo sfondo della narrazione, la baia di Slack, nel nord della Francia, sul canale della Manica. E' l'estate del 1910 e numerosi turisti scompaiono misteriosamente. Si apre quindi un giallo e sul caso indagano il bizzarro ispettore Machin e l'assistente Malfoy; per loro l'epicentro delle sparizioni è Slack Bay, un posto unico al mondo dove il fiume Slack e il mare si uniscono solo durante l'alta marea. Nel piccolo paese vive una comunità di pescatori e di allevatori di ostriche, tra cui anche la famiglia Brefort. Durante i mesi estivi la famiglia borghese dei Van Peteghem si reca in villeggiatura nella propria villa che si trova sopra la baia. Questa famiglia è nota per comportamenti incestuosi e degenerati, ma durante l'estate si mischia con la gente del posto. Durante i cinque giorni di indagine, nasce la storia d'amore tra Ma Loute, figlio diciottenne dei Brefort, e Billie, figlia dei Van Peterghen. Una liaison destinata a scuotere le famiglie di entrambi e le convenzioni su cui si fondano.

'I, DANIEL BLAKE'. Il regista britannico Ken Loach non tradisce la natura sociale e drammatica del suo cinema. Tutta la sua opera infatti si fonda sulla denuncia delle condizioni di vita della classe operaia. Da sempre sostenitore dell'ideologia socialista, ha vinto nel 2006 la Palma d'Oro per 'Il vento che accarezza l'erba', nel 1994 ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera alla Mostra del cinema di Venezia e nel 2014 ha ricevuto anche l'Orso d'Oro alla carriera dal Festiva del cinema di Berlino. Loach è un regista molto amato a Cannes e questa è per lui la 13esima presenza.

Per la sceneggiatura fa coppia ancora una volta con il fidato collaboratore Paul Laverty. Il regista esplora le zone povere della Gran Bretagna e il sistema del Welfare, scandito da una burocrazia ridondante e ingarbugliata. La storia segue Daniel, alla soglia dei 60 anni, un falegname e carpentiere di New Castle. Dopo un attacco di cuore, Daniel ha rischiato di volare giù da un'impalcatura. Non potendo più lavorare, fa domanda per avere l'indennità: è la prima volta nella sua vita che chiede un aiuto statale. Daniel si ritrova però imbrigliato in un complicato sistema burocratico, tra mille moduli da compilare, lunghe attese al telefono e ore in coda, rimbalzando da uno sportello all'altro.
In questa situazione incontra una donna, Rachel, madre sola di due figli, trasferita a New Castle da Londra, anche lei sprofondata nella povertà. I due iniziano un rapporto di mutua assistenza, però Daniel non riuscirà ad impedire alla donna di prostituirsi.

Loach parla della volontà dello Stato di "mantenere la gente in povertà" con "un'amministrazione deliberatamente inefficiente usata come arma polita". Ken Loach torna dunque a ripercorrere temi a lui cari, come la povertà, la disoccupazione, puntando il dito, questa volta, contro il sistema assistenziale del Welfare inglese, che con la sua inefficienza annienta la dignità delle persone.

Scritto da 
  • Elisa Cassissa
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