Paralimpiadi 2026, inno russo per l’oro e Voronchikhina canta in lacrime: “Qui tutti uguali”

Paralimpiadi 2026, inno russo per l’oro e Voronchikhina canta in lacrime: “Qui tutti uguali”
Varvara Voronchikhina (Foto AP/Emilio Morenatti)

Ha prima salutato i tifosi sugli spalti con una bandiera russa facendo fatica a reggere l’emozione. E poi nel cantare l’inno le sono uscite altre lacrime di commozione quando il vessillo del suo Paese si issava sul pennone più alto. “Mamma mia ce l’ho fatta, ancora non ci credo. Ho il grande sostegno di tutti, della mia famiglia, del mio staff e della Russia”. Varvara Voronchikhina ha vinto il supergigante standing dei Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina ma è un oro che ha un significato che va molto al di là di un titolo olimpico. Era da 12 anni che la Russia non sentiva il suo inno, dai Giochi di Sochi 2014, quelli che organizzò in casa. Gli atleti russi sono infatti tornati a gareggiare sotto la propria bandiera dopo anni in cui hanno dovuto farlo come atleti neutrali a causa delle violazioni per doping e dell’attacco all’Ucraina.

“I media qui mi chiedono dei trasporti e poi passano ad argomenti politici, che preferirei non toccare. Semplicemente evito di rispondere. Perché parlarne? È sport, qui siamo tutti uguali. Voglio solo godermi questa fantastica atmosfera in Italia. Tutti ci hanno accolto calorosamente. È stato incredibilmente bello”, ha dichiarato Voronchikhina, originaria di Irkutsk in Siberia, cui manca parte del braccio sinistro dalla nascita.

L’inno e la commozione

Cantato l’inno e asciugate le lacrime di commozione, alla fine ha alzato entrambe le braccia per festeggiare, mentre la folla l’accoglieva con un fragoroso applauso. “È davvero speciale per me vedere la mia bandiera in cima al podio“, ha aggiunto.
Nel settembre 2025, l’Assemblea generale dell’Ipc reintegrò i membri dei comitati paralimpici di Russia e Bielorussia, che erano stati sospesi dopo lo scoppio della guerra su vasta scala in Ucraina.
Formalmente, grazie a questo, russi e bielorussi avevano già avuto l’opportunità di competere alle Olimpiadi in Italia sotto le loro bandiere nazionali. Tuttavia, l’approvazione finale dipendeva dalle federazioni sportive internazionali. E a dicembre, il Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) accolse parzialmente i ricorsi presentati dagli atleti russi e bielorussi contro la decisione della Fis di escluderli dalle competizioni internazionali. Di conseguenza, agli atleti paralimpici è stato concesso il diritto di partecipare alle competizioni Fis senza status neutrale e indossando i loro simboli nazionali.

Il peso politico della medaglia

Che l’oro della sciatrice paralimpica abbia un peso politico lo si legge in filigrana dalle parole di Pavel Rozhkov, presidente del Comitato Paralimpico russo. “I vertici di molti comitati paralimpici nazionali vengono da noi e si congratulano con noi. Volontari, tifosi, tutti. Abbiamo uno staff tecnico molto valido”. A congratularsi con l’atleta anche il Ministro dello Sport russo Mikhail Degtyarev. Più dirette le parole di personaggi e atleti che hanno fatto la storia dello sport russo come l’ex campionessa olimpica di pattinaggio di velocità Svetlana Zhurova. “I Paesi che inizialmente si erano opposti alla partecipazione russa ai Giochi Paralimpici e al ritorno della bandiera e dell’inno russi nelle competizioni dovrebbero abituarsi all’esecuzione dell’inno nazionale durante le cerimonie di premiazione”, ha dichiarato alla Tass. “Saranno indignati ora, ma cosa c’è da indignarsi in questo contesto? Chi ci vuole male si abituerà all’esecuzione del nostro inno”, ha aggiunto. “Quattro anni fa siamo stati completamente esclusi dai Giochi, ma è un bene che questa volta non abbiano ceduto alla pressione di alcune nazioni”.

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