Torna Belve Crime, ideato e condotto Francesca Fagnani, prodotto da Fremantle. Appuntamento per martedì 5 maggio, alle 21.20, su Rai 2 con l’intervista a Rina Bussone. Fagnani intervista colpevoli, testimoni o protagonisti di crimini per esplorare il lato oscuro dell’animo umano. Sullo sgabello di Belve Crime siederà chi ha incontrato il male. Perché è autore del reato, perché ne è testimone o perché ne è stato accusato, a volte ingiustamente. Le altre interviste di Belve Crime sono a Roberto Savi (intervistato nel carcere di Bollate) e Katharina Miroslawa. La storia di ciascun ospite verrà introdotta da Elisa True Crime, youtuber e podcaster che presenterà il protagonista e la sua vicenda. Belve Crime è un programma di Francesca Fagnani. Scritto con Alessandro Garramone, Giuseppe Bentivegna, con la consulenza di Giovanni Bianconi, Andrea Ossino e Giuliano Foschini e la collaborazione di Chiara Capuani. Regia di Mauro Stancati. L’appuntamento con Belve Crime è per il 5 maggio in prima serata su Rai 2 e on demand su RaiPlay.
La storia di Rina Bussone
Per la prima volta davanti alle telecamere, nell’intervista a Francesca Fagnani per Belve Crime, parla Rina Bussone, la testimone del processo per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto “Diabolik”, narco-ultrà e leader della curva Nord della Lazio. Quando la giornalista domanda se il suo ex compagno Raul Esteban Calderon, l’uomo riconosciuto in primo grado come esecutore materiale dell’omicidio di Diabolik “avesse messo in conto che lei avrebbe parlato” la testimone dice: “Assolutamente no. Io e Raul siamo stati complici in tutto, facevamo tutto insieme. Ci siamo tatuati i nostri occhi, io sulla mia spalla e lui sulla sua, proprio perché simboleggiava che noi ci guardavamo sempre le spalle.” E Fagnani incalza: “lei sai di altre cose che ha fatto lui…”, Bussone: “ho condiviso tantissimi anni con Raul, quindi…”
Mai comparsa prima, Rina Bussone, rapinatrice romana molto nota negli ambienti criminali e investigativi, per la prima volta rilascia un’intervista e racconta una storia incredibile che intreccia amore e morte. “Lei sente la notizia dell’omicidio di Piscitelli ai tg: la prima cosa che pensa?” domanda Fagnani. “Hanno colpito…” confessa Bussone, la giornalista incalza “Hanno chi?” e la testimone risponde …
Bussone prosegue poi nel racconto “Parto per Roma e raggiungo Raul, lui mi porta in camera da letto, abbassa la serranda e mi dice a bassa voce: ho ammazzato Diabolik”. Fagnani sottolinea “lei continua a passare il pomeriggio con lui però, come se niente fosse, anche con momenti di intimità” e la testimone conferma: “il danno era stato fatto, non potevo tornare indietro, tanto valeva andare avanti”
Bussone, al termine della sentenza di primo grado, come ricorda Fagnani, “è stata ritenuta credibile solo in parte per alcune discrepanze” nel racconto e per il suo presunto astio nei confronti dell’allora compagno, circostanza che avrebbe potuto viziare le dichiarazioni rese. Ma qui Bussone risponde decisa a Fagnani “ho sempre avuto l’appoggio dei magistrati”. Ad ogni modo la sua testimonianza ha impresso una svolta all’inchiesta per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli.
Cresciuta a Roma, nel quartiere Torre Spaccata, a Fagnani Rina Bussone racconta una vita segnata da un legame precoce con la criminalità: “La passione per il crimine mi ha portato ad amare le armi. Sin da piccola ho avuto una passione per le armi. Io infatti le ho sempre chiamate le mie bambine, le tenevo bene, sempre curate e pulite”.
Nel corso dell’intervista con Francesca Fagnani, Bussone racconta i momenti dopo la notizia del delitto: “A quel punto vado a vedere subito le mie bambine se… non c’erano più”. Le pistole – come accertato nel processo di primo grado – erano scomparse. Secondo la procura, una delle due armi è stata utilizzata per uccidere Piscitelli. E, secondo la versione di Bussone, raccontata sullo sgabello di Belve Crime sarebbe stato lo stesso Calderon a sottrargliele.
Nel colloquio con la giornalista, Bussone affronta anche il tema della doppia identità dell’uomo, sostenendo di aver sempre saputo che il suo vero nome fosse Gustavo Musumeci e collegando il fatto a una vicenda avvenuta in Argentina: “Mi sembra che era sempre per una questione di omicidio”
Fagnani le chiede sul finale “Ha paura oggi di qualcuno o qualcosa?” e Bussone non nasconde la consapevolezza del rischio: “Con questi personaggi tu puoi prendere tutte le precauzioni che vuoi, ma se decidono che quel giorno devi morire, muori. Quindi non vivo nella paura perché so che può succedere, ma comunque me l’aspetto. Non abbasso mai la guardia”

