Rischia di non essere rinnovato ‘Riserva indiana’, il programma dell’access prime time di Rai 3 andato in onda per due stagioni dal 2024 al 2025 e condotto da Stefano Massini. “Al momento non è in palinsesto. Spero che qualcuno ci ripensi”, ha detto a LaPresse lo scrittore.
Massini racconta Putin: “Spesso abbiamo fatto finta di non vedere”
Intanto, a vent’anni dall’omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata a Mosca il 7 ottobre 2006, Massini torna a interrogarsi sulla figura di Vladimir Putin con ‘Io, Vladimir – Stefano Massini racconta Putin’, evento televisivo in onda mercoledì 11 marzo 2026 in prima serata su Nove.
Per il drammaturgo toscano la parabola del leader russo ha i tratti di una tragedia: “La storia di Putin è shakespeariana“, spiega Massini, che nello spettacolo sceglie la forma di un’autobiografia immaginaria costruita su eventi reali, molti dei quali raccontati dallo stesso presidente russo. Il racconto attraversa una vita segnata da una disciplina ferrea e da un’ossessione per il controllo. “Putin cresce con questa esigenza implacabile di non sbagliare mai un colpo”, osserva Massini parlando a LaPresse. “Non si permette cadute, errori o esitazioni. E pretende lo stesso dagli altri”. Un tratto che si rafforza negli anni del crollo dell’Unione Sovietica. “Tra il 1989 e il 2000 vive in una realtà che è una specie di grande discarica a cielo aperto: caos, crisi economica, mancanza di controllo”, racconta. “E lui ha un’ossessione del controllo: vuole l’ordine dentro il disordine, la misura dentro il caos”.
Dall’infanzia a Leningrado fino alla presa del potere
Dall’infanzia difficile nella Leningrado del dopoguerra fino alla presa del potere come presidente della Federazione Russa, lo spettacolo ripercorre le tappe che trasformano un bambino fragile cresciuto in un ambiente violento in uno degli uomini più influenti del mondo. Nel racconto di Massini a LaPresse emerge anche la distanza tra la visione politica russa e quella occidentale. “Putin ha detto che nei Paesi occidentali le idee liberali – la libertà di stampa, di informazione – sono entrate sotto la pelle delle persone. Dice di rispettarlo, ma che in Russia non è così: la Russia ha bisogno di uno Stato forte, di controllo. Questa è la sua idea”. Il drammaturgo riflette poi sul rapporto tra l’Occidente e il leader del Cremlino: “Abbiamo preferito chiudere gli occhi“, dice. “Abbiamo pensato che la Russia fosse diventata un tenero agnellino e che fosse meglio averla amica che nemica”. Un atteggiamento che, secondo Massini, ha portato a ignorare molti segnali: “Dopo Politkovskaja sono morti in tanti: Aleksandr Litvinenko, Aleksej Navalny. E noi spesso abbiamo fatto finta di non vedere”.
Il rapporto con Berlusconi
In Italia, aggiunge, la percezione di Putin è stata influenzata anche dal rapporto personale con Silvio Berlusconi. “Ci siamo raccontati che in fondo Putin non facesse così male. Fa l’occhiolino a Berlusconi, Berlusconi lo invita in Sardegna, tutto sommato va bene così. Ma intanto c’erano già molti segnali che preferivamo non guardare”. Sul futuro, Massini è scettico. “Oggi non vedo possibilità che qualcosa sovverta l’ordine creato da Putin, basato su paura e controllo ma anche sulla sensazione di aver reso di nuovo grande la Russia”. Una dinamica che il drammaturgo accosta anche all’attuale politica americana. “È curioso che negli Stati Uniti uno slogan come ‘Make America Great Again’ vinca le elezioni”, osserva, riferendosi a Donald Trump. “In fondo Putin fa la stessa cosa da anni: promettere di rendere di nuovo grande il Paese. Trump e Putin sono due facce della stessa medaglia, di questo mi sono assolutamente convinto: vengono dagli opposti, hanno storie antitetiche, laddove uno cresce nella ricchezza l’altro cresce nella miseria, laddove uno cresce nel capitalismo l’altro cresce nel comunismo, però fondamentalmente oggi sono quasi interscambiabili”.

