Parte con un monologo e non con una canzone, lo show di Brunori Sas al Teatro degli Arcimboldi giovedì sera, primo di tre spettacoli nel teatro milanese, tutti sold out, del tour iniziato il 2 ottobre nella data zero di La Spezia e proseguito a Brescia il 4. Il 49enne cantautore cosentino in questo modo setta subito il tono della serata, che non è quella di un normale concerto, ma come suggerisce il titolo del tour, ‘TuttoBrunori, Canzoni e Monologhi – Teatri 2026’, qualcosa di diverso, uno spettacolo teatrale, in cui i brani, come spiegherà Dario in una chiacchierata con i giornalisti in camerino dopo l’esibizione, sono funzionali alle parti parlate e sono stati scelti in base a quelle. Siamo dalle parti della stand up comedy, sia chiaro, non del comizio politico, anche se i temi più scottanti, Gaza in testa, non vengono evitati. Brunori usa l’ironia, già emersa nei suoi show dal vivo e nelle sue interviste, come chiave per riflettere su se stesso, alle prese “con una crisi di mezza età”, sul mondo e anche sulla politica. L’ispirazione, come ammette candidamente lui, è il teatro canzone di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. “Non so se ci sono riuscito però il tentativo era quello in scrittura, di innovare, ma non per rivoluzionarla, quanto per portarla più su una cosa che mi sta comoda. Il tentativo è stato quello di non fare monologhi e canzoni a compartimenti stagni, le canzoni sono delle estensioni del monologo che lo precede”, spiega l’autore di ‘L’albero delle noci’.

Ph Renato Anelli
Nella narrazione il politico e il privato
Dario parte con una massiccia dose di autoironia, registro chiave dello spettacolo, giocando con la sindrome dell’impostore, dell’uomo normale, sempre in lotta con la bilancia (che sarà fisicamente una protagonista dello show) che si sente fuori luogo rispetto al modello di popstar tutto lustrini a cui è abituato il pubblico. “Ma io ho lo stesso stylist di Achille Lauro”, chiosa lui. Dentro quella contraddizione però Brunori gioca e vince alla grande. Su tutto aleggia la figura, ingombrante ma ricordata con evidente affetto, del padre, al quale come scherza l’artista, ha rubato anche il nome dell’azienda, Brunori Sas. Ma c’è anche la madre di Dario, campionessa di body shaming nei confronti del figlio, come afferma scherzando lui sul palco. Il pezzo di apertura è ‘La verità’, perfetto esempio della poetica dolceamara e ironica, del songwriter calabrese ma oltre ai piccoli grandi classici c’è spazio anche per brani meno conosciuti ma perfetti per la narrazione dello show, come quelli tratti dall’Ep ‘Cheap’, come ‘Yoko Ono’, ‘Figli della borghesia’ e soprattutto ‘Ode al cantautore’, che dà modo a Brunori di indossare un cappello da giullare e di mettere alla berlina a a ritmo di un indiavolato valzer, vizi e debolezze degli artisti (e del music business), con massiccia dose di autoironia. “Quell’Ep non l’avevo mai portato in scena e mi tornava molto comodo per trattare alcuni temi, sapevo per il pubblico sarebbero stati un po’ un inedito, perché poi, voglio dire, il teatro canzone era anche questo, no?”, sottolinea lui, spiegando la scelta. In uno dei monologhi Brunori immagina un dialogo con uno spettatore con la keffyah che gli vuole porgere una bandiera palestinese da agitare sul palco, con il dubbi se accettare o meno l’invito. Inevitabile il riferimento sullo schierarsi o meno evocato da Francesco De Gregori con dichiarazioni che hanno innescato un dibattito tra gli artisti italiani.”Cerco di raccontare e anche in quel caso lo faccio, il dubbio, la contraddizione, però il dubbio, appunto, non quello che ti blocca, quello che anzi ti fa cercare con onestà e con fatica una qualche forma di verità – chiarisce Brunori -. Ma allo stesso tempo, anche se è possibile far sì che appunto questo dubbio non diventi poi, come spesso magari è capitato anche a me, da appartenente al ceto medio riflessivo, un alibi, come l’ironia. L’ironia è una grande arma, però poi può diventare anche un alibi per dire tutto e non dire niente, per lanciare il sasso e tirare la mano. Invece penso che questo spettacolo in qualche modo, nel mio piccolo ho lanciato il sasso senza tirare indietro la mano“. Sulle parole di De Gregori, che aveva affermato che non è necessario che gli artisti diano la loro opinione sulla politica, chiarisce ulteriormente: “E’ una situazione spinosa e penso che il mio monologo chiarisca anche quella posizione, nel senso che magari poi uno lo può esprimere male o bene, perché poi in un’intervista la cosa ti può uscire anche male, non volevi puntare il dito contro chi lo fa, ma magari far capire che certe cose se fatte in un certo modo rischiano di essere semplicemente retoriche, di essere anche opportuniste, perché in qualche caso no, si sta comodi sotto una bandiera. E quindi chiaramente penso che quella sia la posizione, poi magari può essere espressa male o bene, però penso che il concetto sia quello ma non posso proprio parlare per gli altri”.

Ph Francesco Prandoni
“A Sanremo mi sono divertito e vorrei tornare”
Ad assecondare parole e musica di Brunori sul palco c’è l’ottima band che lo ha già accompagnato nel tour nei palasport, che punteggia alla perfezione i brani che sono ormai piccoli classici come ‘La Ghigliottina’, ‘La vita com’è’, ‘Lamezia Milano’, ‘Canzone contro la paura’, colorandoli con suoni mai banali, grazie anche all’uso di strumenti di estrazione classica che si vedono raramente a un concerto pop, come l’arpa viggianese, il theremin, il flicorno e l’eufonio. Non può mancare ‘L’albero delle noci’, arrivata terza al Festival di Sanremo nel 2025, che chiude l’esibizione, e cha ha portato il cantautore all’attenzione anche del pubblico mainstream. Su questo lui naturalmente nello show scherza :”Alcuni mi chiamano Brunori Sax”. E racconta anche gli improbabili pellegrinaggi di fan all’albero che sta nel suo giardino: “Restano delusi: perché non è molto bello”. L’introduzione al brano, ispirato alla figlia Fiammetta, gli dà modo di parlare della paternità, ironizzando affettuosamente sul suo essere in balìa di una piccola tiranna. Tornando sull’esperienza all’Ariston afferma: “A Sanremo sì, devo dire la verità, ci penso perché comunque io mi sono divertito. Contro ad ogni previsione, veramente, ma perché ho capito che lo volevo fare, come ogni cosa che ti neghi. E’ stato un modo per me per capire che quando tu vai, a maggior ragione in un contesto nazionalpopolare, se vai con quello che sei e fai quello che hai sempre fatto e sei onesto nel farlo, nonostante tutto intorno a te, alla fine emerge la verità. Quindi sì, lo rifarei ma sicuramente non quest’anno anche perché è giusto aspettare se ne hai fatto uno buono l’anno prima”. Il tour ‘TuttoBrunori, Canzoni e Monologhi – Teatri 2026’ prosegue con le altre due date milanesi e un fitto calendario, con le date, quasi tutte sold out, in teatri di varie città italiane, da Nord a Sud con altri 26 show, per concludersi nella sua Cosenza, al Teatro Alfonso Rendano il 24 e il 25 novembre .

