C’è stato un mattatore assoluto nel concerto degli Suede di venerdì sera a Milano, senza nulla togliere agli altri membri della band inglese: è il cantante Brett Anderson. Camicia bianca e jeans neri, con il suo corpo affusolato si prende subito la scena. Piedi appoggiati sull’amplificatore, incita subito i fan a cantare in coro e la scaletta che il gruppo propone è perfetta per lo scopo, una sfilata di hit, in cui viene praticamente ignorato l’ultimo ottimo album ‘Antidepressants’. ‘She’, ‘Trash’ e ‘Animal Nitrate’ sono un terzetto da ko della stagione d’oro del Britpop e il Fabrique, sold out e stipato all’inverosimile, è già conquistato. Ma come non bastasse, il 58enne frontman non si limita a scorrazzare indemoniato sul palco, roteando il microfono, ma su ‘The Drowners’ scende tra il pubblico per farsi abbracciare dagli spettatori delle prime file e quel punto il trionfo della serata è già decretato.
La band di Londra apripista della stagione britpop
Gli Suede sono stati la band apripista del Britpop, con il loro omonimo album di debutto del 1993 che volò in testa alla classifica nel Regno Unito, spianando la strada a Oasis e Blur, arrivati poco dopo e diventati i re del genere. Un sorpasso che Anderson ai tempi visse male, a cui si aggiunse la beffa dello ‘scippo’ della sua fidanzata dell’epoca, Justine Frischmann delle Elastica, da parte del leader dei Blur Damon Albarn. Con i primi tre album il gruppo londinese raccontò la Londra eccitante dei nineties, celebrando quella generazione della Cool Britannia creativa e libera, tra rave ed ecstasy, concerti e rock band, feste infinite e promiscuità sessuale. Il suono new wave era mischiato alle suggestioni glam, con David Bowie come faro, da cui Brett imparò la lezione per giocare con la fluidità di genere. Ma oggi è un uomo pacificato con l’eredità della sua band e la celebra con un concerto travolgente, in cui c’è spazio anche per il lato più sofferto del repertorio, una splendida ‘So Young’, ma in cui prevalgono i pezzi più trascinanti, come ‘Lazy’ e ‘Filmstar’. Il pop accattivante di ‘She’s in fahion’, declinato in una azzeccata versione acustica, viene dedicato dal frontman a Milano “capitale mondiale della moda”.
Il cantante termina lo show in mezzo al pubblico
Sul finale arrivano altri classici, ‘Metal Mickey’ e l’inno ‘Beautiful ones’ con quel ‘La la la la la la’ che fa esplodere il Fabrique e viene cantato all’unisono dal pubblico. E’ venerdì sera, ma ‘Saturday Night’, la celebrazione romantica di un sabato sera londinese, è la chiusura perfetta: “Andrà tutto bene, perché stasera andremo a bere, faremo cose stupide e non lasceremo entrare l’inverno”, canta Anderson, che a metà della canzone scende ancora dal palco e la intona di nuovo in mezzo alla gente, prendendosi un meritatissimo abbraccio finale di una serata entusiasmante.

