Pollice (Aiam), crescono jazz e classica ma serve più attenzione

Pollice (Aiam), crescono jazz e classica ma serve più attenzione

“Siamo 249 soci distribuiti su tutte le regioni italiani e rappresentiamo il meglio delle orchestre, delle società di concerti, dei festival, dei complessi strumentali e degli enti di formazione e promozione musicale. Esistiamo dal 1999 e siamo la rete musicale italiana più grande che esista oltre che numericamente fra le più rappresentative dello spettacolo dal vivo. E questo lo confermano anche i numeri: ai nostri eventi di musica classica e jazz partecipa oltre il 50% del pubblico italiano. Nel 2024 ci hanno seguito più di 2 milioni di spettatori, abbiamo promosso più di 11mila concerti in mille città in Italia e all’estero. Dati oggettivi che trovano riscontro in quelli pubblicati nell’Annuale rapporto Siae”, precisa Francescantonio Pollice, riconfermato proprio quest’anno alla guida dell’associazione per la quarta volta consecutiva e poco più di un mese fa ha presentato al Ministero della Cultura il Rapporto Aiam sulle attività musicali promosse in Italia e all’estero. Anche grazie al suo impegno nei precedenti mandati che i soci di Aiam sono passati con una crescita esponenziale in pochi anni da 60 a 249. “Tutti insieme abbiamo voluto un cambio di passo, che negli ultimi dieci anni ci ha fatto crescere non solo numericamente, ma anche economicamente. Siamo la voce forte e spigliata di un settore, quello della musica classica e jazz, di cui forse si parla troppo poco, ma che di fatto produce 112 milioni di entrate e impegna 50mila lavoratori impiegati”, aggiunge il Presidente di Aiam. 

Nonostante gli eventi il lavoro passa sotto silenzio

 “Ad accezione di grandi nomi che ogni tanto troviamo anche in televisione – sottolinea Pollice – il nostro lavoro passa spesso sotto silenzio nonostante gli eventi di musica classica e jazz dal vivo siano molto seguiti. Il pubblico infatti riempie le sale da concerto anche quando queste città non sono adeguate perché frutto di riadattamenti di ex cinema o auditorium. È anche per questo che abbiamo chiesto al governo di promuovere un piano nazionale per la costruzione di nuove sale da concerto in tutta Italia e, prioritariamente, nelle città ancora sprovviste. Ma quello che più spiace è che non si comunica in maniera adeguata l’alto livello dei nostri giovani talenti musicali premiati e gratificati soprattutto all’estero, parte di quella grande comunità costituita dai tanti cantanti e strumentisti formati nei conservatori italiani. Esiste oggi in Italia una sproporzione fra l’investimento statale in formazione e in produzione e distribuzione che sta causando, perché inoccupati o disoccupati, l’abbandono del settore da parti di tanti giovani musicisti formati. Abbiamo anche su questo chiesto al governo un cambio di passo”.

Cosa fare per cambiare questa situazione

“Cosa può fare Aiam per cambiare questa situazione? – si chiede Pollice – Da anni Aiam analizza i dati quantitativi e qualitativi della propria attività rendendo pubblici i risultati delle proprie indagini che dimostrano come il sostegno statale debba configurarsi come un investimento. In tutti i tavoli istituzionali nei quali Aiam è presente, la nostra associazione sottolinea con la forza che la cultura è un volano straordinario per l’economia italiana. Le attività musicali realizzate dai soci Aiam rappresentano infatti una risorsa preziosa per l’Italia. Lo dimostrano i numeri pubblicati nel nostro rapporto: le attività promosse dall’Aiam producono utile economico, in termini di fiscalità, oneri previdenziali e contributivi scaturenti dall’attività diretta, indiretta e indotta del lavoro musicale. Lo Stato, pertanto, attraverso l’erogazione del Fnsv non solo garantisce alla comunità nazionale lo svolgimento dell’attività artistica ma recupera, con gli interessi, il capitale investito. Ecco perché parliamo di investimento! Accanto ai sostegni pubblici che rappresentano il 55% delle entrate siamo assai soddisfatti che il restante 45% è rappresentato da entrate private con una netta prevalenza di quelle derivanti dall’acquisto di biglietti e abbonamenti da parte del nostro pubblico. Un solo dato per dare l’idea della virtuosità del nostro sistema: Aiam per ogni euro ricevuto dallo Stato ne restituisce 90,90 centesimi in termini di fiscalità e previdenza”. “Cosa fare per cambiare questa situazione – conclude Pollice – continuare a comunicare meglio i risultati della nostra azione per rendere edotta la comunità nazionale del valore rappresentato dall’investimento in cultura”. 

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