Eurovision, boom televoto per Israele nel 2025: Ebu cambia le regole

Eurovision, boom televoto per Israele nel 2025: Ebu cambia le regole

La decisione per rafforzare la trasparenza

L’Ebu cambia le regole in vista dell’edizione 2026 (Vienna, 12-16 maggio) dell’Eurovision, riducendo il peso del televoto nella formazione della classifica finale. “Abbiamo ascoltato e abbiamo agito”, ha affermato Martin Green Cbe, direttore dell’Eurovision.

“La neutralità e l’integrità dell’Eurovision Song Contest sono di fondamentale importanza per l’Ebu, i suoi membri e tutto il nostro pubblico. È essenziale che l’equità del concorso sia sempre tutelata”, ha aggiunto. Green non ha rivelato i motivi della scelta, che segue le preoccupazioni espresse da alcuni Paesi – Irlanda, Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Islanda e Finlandia – dopo il boom di voti da casa incassati lo scorso anno dalla cantante israeliana Yuval Raphael, arrivata prima nel televoto e seconda (dietro l’austriaco JJ) quando il dato è stato aggregato con quello della giuria. Ne è seguita l’inchiesta di Eurovision news Spotlight, secondo cui Raphael sarebbe stata sponsorizzata dall’Agenzia pubblicitaria del governo israeliano attraverso diverse piattaforme (compresi banner su Google) e account social statali.

“C’era un po’ di timore che stessimo assistendo a una promozione indebita, in particolare di terze parti, forse governi, che è sproporzionata rispetto a quella fisiologica che si dovrebbe vedere nello show”, ha ammesso Green. Una condotta che, ha continuato, è “in contrasto” con lo spirito del concorso. Il direttore dell’Eurovision ha assicurato che le nuove misure non prendono di mira “nessuna emittente” ma sono “chiare e decisive per garantire che il concorso rimanga una celebrazione della musica e dell’unità. Il concorso deve rimanere uno spazio neutrale e non deve essere strumentalizzato”.

Eurovision, le novità

Le principali novità riguardano le modalità di voto: dimezzate le preferenze che potranno essere espresse da ciascun fan (passano da 20 a 10), mentre le giurie vere e proprie diverranno operative già dalle semifinali. Verranno poi scoraggiate “le campagne promozionali sproporzionate, in particolare quando intraprese o supportate da terze parti, compresi governi o agenzie governative”. Gli organizzatori, infine, “miglioreranno il monitoraggio tecnico per “individuare e prevenire attività di voto fraudolente o coordinate e rafforzare il monitoraggio di schemi sospetti”.

Green punta su una competizione più equa anche per superare le polemiche degli ultimi mesi legate alla partecipazione di Israele. La situazione nella Striscia di Gaza rimane precaria, nonostante la fragile tregua mediata dagli Stati Uniti, e restano attuali le minacce di boicottaggio di Spagna, Irlanda, Slovenia, Islanda e Paesi Bassi, laddove lo Stato ebraico dovesse partecipare alla prossima edizione.

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