Dopo otto anni la talentuosa cantautrice Irene Effe, nuova veste artistica di Irene Fornaciari, torna venerdì 5 aprile con un nuovo progetto discografico dal titolo emblematico ‘Terra bruciata’ (distribuito da Altafonte Italia). Tredici pezzi inediti che rappresentano il culmine della nuova fase artistica di Irene Effe, frutto di un importante e profondo percorso di ricerca musicale e cambiamento personale. L’artista, figlia d’arte (il papà è Zucchero ‘Sugar’ Fornaciari, ndr), racconta in esclusiva a LaPresse questo rinnovato punto di partenza, attraverso cui dimostrare il suo talento e la sua grande voglia di rinnovarsi. “Ho raso al suolo tutto quello che avevo nella vita precedente, senza rinnegarlo. A un certo punto mi sono sentita come in gabbia, senza più una identità. Mi sentivo falsa nello stile e nell’interpretare le canzoni, quindi ho sentito l’esigenza di fermarmi e di ritrovarmi – ha detto Irene Effe – perchè in questo mondo dove va tutto veloce perdi anche la lucidità e così mi sono presa il mio tempo per capire cosa volesse Irene e cosa non volesse. Perché a volte è più importante saper dire di no. Così dopo questi 8 anni mi è tornata la voglia di comunicare la mia musica ed il disco è venuto fuori come un fiume in piena”.
Nelle 13 tracce dell’album si affrontano tematiche importanti, come la salute mentale e i rapporti tossici. Ci sono anche dei riferimenti autobiografici. “Il filo conduttore è cercare di accettarsi per quello che si è senza fingere cosa non si è. Perché in questa società si creano maschere e sovrastrutture che non servono a niente. Vorrei esortare tutti a far vedere anche le proprie fragilità senza dover per forza essere al top. Trovare quella pace interiore per sentirsi unici e centrati anche nelle proprietà diversità”, ha spiegato l’artista. A proposito di salute mentale, negli ultimi mesi diversi artisti hanno apertamente ammesso di avere dei problemi e alcuni hanno anche deciso di fermarsi come Sangiovanni. “Alla fine tante persone non ce la fanno più a stare dietro a certi ritmi, al dover produrre in continuazione. Mi riferisco al mondo musicale ma è una discorso generalizzato. Viviamo in un mondo disumano, in cui siamo sempre bombardati da mille stimoli soprattutto dai social”, ha ammesso Irene che con i social ha un rapporto “molto tormentato, lo ritengo un grande mezzo per comunicare ma allo stesso tempo c’è molta finzione e quindi non so quanto possano realmente aiutare.
La figlia di Zucchero ha definito il suo genere musicale ‘Obscure Pop’. E a proposito di lati oscuri, ha dedicato una canzone ad un’artista emblematica come Janis Joplin. “I temi che affronto nel disco dovevano essere affrontati per forza con queste sonorità scure e molto viscerali. L’omaggio a Janis Joplin – ha raccontato Irene Effe – prima di tutto perché le mia radici sono lì, anche se questo disco è diverso e lontano dai precedenti qualche venatura c’è. Lei è stata per me sempre una fonte di ispirazione, ascoltarla mi ha sempre aiutato a sentirmi viva. Così ho voluto riarrangiare un suo celebre pezzo (Mercedes Benz, ndr)”. Nell’album sono presenti sonorità elettroniche, ma anche pezzi con forti richiami al Soul e all’ R&B che è la musica da cui proviene se non altro per il legame con il papà. Un rapporto che nel corso degli anni è cambiato. “Il nostro oggi è un rapporto padre-figlia visto che da anni non lavoro più con lui. Essendo entrambi molto testardi – ha rivelato Irene – c’è stato un momento in cui le nostre idee musicali non erano più le stesse e il rapporto si stava incrinando. Quindi decisi di proseguire per la mia strada da sola e così ci siamo riavvicinati tantissimo. Ora ci sentiamo spesso, lui è sempre in giro per il mondo ma appena torna a casa ci vediamo. Il nostro rapporto è diciamo così rifiorito. A volte è proprio vero: non mescolare lavoro ed affetti”.
Nel pezzo di apertura dell’album (‘Il mio nome’, ndr) Irene Effe fa riferimento al suo nome che vuol dire ‘portatrice di pace’, ma non è un messaggio politico. Ma di una cosa è certa, come suo papà ha detto che oggi non andrebbe più a cantare in Russia “neanche io ci andrei, ovviamente”. “In questo momento tutti vorremmo la pace e questo pezzo ci sta anche, ma sono situazioni talmente più grandi di noi che è difficile dare delle opinioni senza correre il rischio di cadere nelle banalità. La cosa ironica, però, è che nonostante il nome dentro di me di pace ce ne è poca, perché sono molto tormentata”, ha spiegato Irene tornando a parlare del suo lavoro. Sempre il suo grande papà ha detto recentemente che non ha mai avuto un grande rapporto con il Festival di Sanremo, Irene invece c’è stata quattro volte (nel 2009 tra le Nuove Proposte, poi nel 2010 con i Nomadi, mentre da sola nel 2012 e nel 2016) e non disdegnerebbe di tornarci una quinta. “Penso che Sanremo sia l’unica vera vetrina che abbiamo in Italia per promovere la musica, è una cosa bellissima ma anche allucinante sotto certi aspetti. Per amore della mia musica, quindi, sicuramente mi piacerebbe tornarci”, ha concluso Irene Effe.

