Il mondo della musica rock saluta, per l’ultima volta, la voce roca e graffiante di Mark Lanegan. Il cantante, ex leader degli Screaming Trees, è morto a 57 anni nella sua casa irlandese di Killarney. A dare la notizia della sua morte un comunicato sui sui profili social: “Il nostro amato Mark Lanegan è morto questa mattina nella sua casa di Killarney, in Irlanda” si legge nel post. Al momento non si conoscono le cause del decesso, la stessa pagina Twitter del cantante non menziona ulteriori informazioni sulla morte, limitandosi a chiedere il doveroso rispetto della privacy della famiglia del cantante.
Our beloved friend Mark Lanegan passed away this morning at his home in Killarney, Ireland. A beloved singer, songwriter, author and musician he was 57 and is survived by his wife Shelley. No other information is available at this time. We ask Please respect the family privacy
— mark lanegan (@marklanegan) February 22, 2022
Nato nello stato americano di Washington nel 1964, Lanegan fondò negli anni ’80 gli Screaming Trees, gruppo di culto del rock alternativo americano, capace di diventare punto di riferimento per la nascente scena grunge, nata e cresciuta proprio nello Stato della West Coast. Un passato di abusi, dall’alcol, all’eroina, che lo accomunò ad altri divi del rock di Seattle, da Kurt Cobain dei Nirvana e Layne Staley degli Alice in Chains. Anche loro prematuramente scomparsi
Un suono duro e psichedelico quello degli “Alberi Urlanti”, trascinato dal marchio di fabbrica costituito dalla voce di Mark: graffiante, roca, riconoscibile. Gli esordi sono parte della storia del rock indipendente americano: a darne testimonianza quattro dischi usciti per la riverita SST Records, etichetta di culto della scelta alternativa a stelle e strisce. Dopo il capolavoro “Buzz Factory”, i Trees firmano per un major: una vetrina importante per un gruppo tra i pioneri del “grunge”. Una manciata di dischi e qualche successo, come quella “Nearly Lost You” che fu anche parte della colonna sonora di “Singles“, il film di Cameron Crowe sulla scena di Seattle.
Lanegan però è attivo anche da solita: già nel 1990 esce con un disco tutto suo, “The Winding Sheet”, stampato dalla mitica label Sub Pop. Inanella, poi, una serie di dischi di ottimo livello: un cantautorato intimista e notturno che esalta la sua voce e lo rende una vera e propria icona. Fioccano le collaborazioni, dal supergruppo grunge Mad Season, che unisce alcuni cavalli di razza della scena grunge, fino alle collaborazioni con i Queens of the Stone Age di Josh Homme e con il leader degli Afghan Whigs, altra icona alternative americana, quel Greg Dulli col quale formerà i Gutter Twins.
Per il cantante anche due libri all’attivo: l’autobiografia “Sing Backwards And Weep” e “Devil in Coma”, dello scorso anno, dove descriveva la sua malattia in seguito al contagio da Covid-19.

