Il rocker venerdì pubblica il nuovo disco e una raccolta

Un doppio album per celebrare i 30 anni di una straordinaria carriera: quella di Luciano Ligabue, che pubblica venerdì ’77+7′, con i suoi 77 singoli e 7 nuovi inediti. “È stato un anno particolare, non abbiamo potuto fare il concerto dei 30 anni. Ci siamo dovuti fermare – racconta Ligabue – e allora mi sono messo a guardare il passato. Se non puoi guardare avanti guardi indietro. Così mi sono accorto che in 30 anni è uscito in media un mio singolo ogni 5 mesi e mi sono anche reso conto che magicamente quei singoli sono proprio 77”. Un numero particolare per il rocker di Correggio, che da sempre lo considera il ‘suo’ numero: “Il 7 è sempre stato il mio numero preferito, e due anni dopo ‘Buon compleanno Elvis’ mi arrivarono due lettere di due numerologhe, che mi dicevano che io sono ‘un 7 che cammina’. Il mio nome e il mio cognome si compongono di 7 lettere, le mie iniziali rovesciate sono due 7, il primo concerto lo feci nel 1987, il primo stadio nel 1997 e tante altre coincidenze di questo tipo. Così da allora, anche un po’ per gioco, lo abbiamo spesso usato come pretesto, come con le ‘7 notti in Arena'”. Oltre al doppio album, anche un libro, ‘È andata così’, ripercorre la carriera di Ligabue. Complice il lockdown, come spiega lo stesso artista nel corso della presentazione del disco: “Scriverlo, durante il primo lockdown, è stato un salvagente emotivo per me. Anche qui, parlo molto della mia storia, ho guardato indietro. Adesso ho 60 anni e la mia vita si divide esattamente a metà: i primi 30 anni, in cui non facevo il musicista, e i secondi 30”.

Il doppio album è stato preceduto dall’uscita di due singoli, ‘La ragazza dei tuoi sogni’ e ‘Volente o nolente’, in duetto con Elisa. Ligabue racconta: “Quindici anni fa scrissi ‘Gli ostacoli del cuore’ e pensai subito a Elisa. Ma non sapendo se le sarebbe piaciuta, come ‘paracadute’ preparai ‘Volente o nolente’ e registrammo entrambe le demo. Riprendendola quest’anno mi sono accorto che parla di due persone costrette a stare lontane una dall’altra: ho preso la voce di Elisa di 15 anni fa e abbiamo montato la canzone intorno alla sua voce”. C’è molto passato in questo lavoro di Ligabue, con uno sguardo al futuro e in particolare a quello della musica dal vivo. L’evento ’30 anni in un giorno’, saltato per il Covid, 100mila biglietti già venduti per il Campovolo di Reggio Emilia, oggi Rcf Arena, è in programma il prossimo 19 giugno. Si chiamerà ’30 anni in un (nuovo) giorno’ e l’artista ha le idee chiare: “Per me fare concerti vuol dire avere davanti il pubblico che rimbalza le emozioni. Non riesco a pensare a concerti trasmessi attraverso uno schermo. Certo, in questo momento molti hanno bisogno di tornare a lavorare e se questo può essere un modo, va bene. Non sappiamo niente del futuro, bisogna fare i conti con tanti aspetti, ma spero che i concerti non saranno ridotti a essere in streaming”.

A proposito del difficile periodo che stiamo vivendo, Ligabue sottolinea che “ogni tanto uno perde se stesso, ma poi in un modo o nell’altro si ritrova. A me successe nel 1999, quando travolto dal successo meditai seriamente di smettere. Ma poi pensai proprio ai concerti, senza concerti non saprei stare, e cambiai idea. Oggi si dovrebbe avere molto ottimismo per credere in un nuovo Umanesimo. Ma questa è un’occasione che non dovremmo perdere. Quello che sta succedendo, che per certi aspetti è paragonabile a una guerra, ci ha costretti a fermarci e sarebbe un’occasione per ripensare a un po’ di cose. Da tutta questa negatività dovremmo cercare di trarre qualcosa di positivo. Ma bisogna essere molto ottimisti per pensarlo”. Ligabue spiega anche come la creatività sia “legata comunque agli stati d’animo che uno prova. In questo periodo stiamo pagando tutti uno scotto psicologico il cui peso effettivo lo capiremo solo quando ne saremo fuori. Credo però che le canzoni, pur non risolvendo i problemi, possano tenere compagnia, mettere una mano sulla spalla, riportare un po’ di calore”.

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