Glass, la risposta di Shyamalan a Marvel e Dc: i supereroi in cura psichiatrica

Presentato a Londra in anteprima il film che collega "Unbreakable" a "Split". A dare il nome al titolo è il personaggio di Samuel L. Jackson, che torna a interpretare il ruolo dopo 19 anni

Ambizioso e originale, Glass si rivela la perfetta conclusione della trilogia sulle persone dalle capacità straordinarie iniziata diciannove anni fa dal regista e sceneggiatore M. Night Shyamalan. Era il 2000 quando Unbreakable arrivava nelle sale di tutto il mondo, proponendo agli spettatori un cinema diverso, che intratteneva ponendosi grandi domande. Poi nel 2016 è stata la volta di Split (che soltanto nel finale si rivelava un atipico sequel) e ora Glass, presentato in anteprima europea a Londra, chiuderà il cerchio.

"Ho sempre pensato a Unbreakable come a una storia divisa in tre parti, ma per molto tempo non ho fatto gli altri film perché l'audience non era pronta per il tipo di cinema che volevo fare", ha dichiarato Shyamalan a LaPresse. Il regista non si aspettava i commenti negativi ricevuti negli Stati Uniti all'epoca dell'uscita di Unbreakable, film molto rivalutato nel corso degli anni e, probabilmente, come ritiene Shyamalan, arrivato prima del tempo. Ora che le sale sono invase dagli Avengers, i Guardiani della Galassia, Aquaman e Wonder Woman, è incredibile pensare che ci fosse un tempo in cui i film sui supereroi non erano apprezzati dal grande pubblico: gli ultimi due decenni hanno cambiato radicalmente l'industria cinematografica che prima considerava i fumetti un settore di nicchia. Anche se i personaggi di questa trilogia sono nati dalla mente di Shyamalan, non ripresi dai fumetti, e sono molto distanti dai 'super' in costume e mantello di Marvel e Dc Comics. "Penso che oggi gli spettatori accettino di più il tono dark. Un esempio - ha spiegato Shyamalan - sono il fatto che Christopher Nolan, Darren Aronofsky e David Fincher abbiano fatto film apprezzati dal grande pubblico in questi anni. Questo per me è stato un vantaggio perché ha permesso al pubblico di mettersi più in linea con ciò che faccio io".

Atteso nelle sale italiane per il prossimo 17 gennaio, il film riunirà i protagonisti di Unbreakable (Bruce Willis nei panni di David Dunn, la guardia di sicurezza dalla forza sovrumana, e Samuel L. Jackson, alias Elijah Price o L'Uomo di Vetro, un gallerista affetto da una malattia genetica che lo rende particolarmente fragile ed esposto al rischio di continue fratture convinto dell'esistenza di supereroi nel nostro mondo) con l'uomo in cui convivono 24 personalità (tra cui una sovrumana, la Bestia), interpretato da James McAvoy in Split.

"Mi dà una sensazione di completezza, di qualcosa che si chiude, poter tornare a interpretare Elijah per vedere come andrà la sua storia, se riuscirà a dimostrare la sua teoria sul fatto che persone straordinarie vivono nel nostro mondo", ha dichiarato Samuel L. Jackson a LaPresse. Il suo è il personaggio che dà il titolo a questo terzo film ed è anche il più costruito della trilogia: la star di Hollywood è chiamata a un'interpretazione silenziosa e statica, per la maggior parte del film, ma non per questo meno d'impatto: "La profondità del suo dolore ha creato qualcosa in lui che le persone comuni non possono capire e gli ha anche conferito una resilienza che la maggior parte delle persone non hanno". Poi su James McAvoy, con cui lavorava per la prima volta ha aggiunto: "È affascinante essere nella stessa stanza con qualcuno che cambia una personalità dopo l'altra mentre tu stai seduto a guardarlo. Come attore, lavorare al suo fianco in questo ruolo mi ha intimidito, ma Elijah Price nel film ne resta affascinato perché comprende che si trova di fronte a un individuo incredibile, dalle grandi capacità".

Una prova attoriale incredibile quella di James McAvoy che trasforma continuamente la sua mimica facciale e la sua voce per mostrare allo spettatore il passaggio da una personalità all'altra. Dal piccolo Hedwig, di 9 anni, alla dispotica Patricia fino all'enigmatico Dennis, l'attore riesce a interpretare 24 persone nello stesso film. Un'impresa di cui ha liquidato la difficoltà al microfono di LaPresse: "È stata un'ottima sfida. A volte non è affatto difficile, a volte è molto divertente, a volte viene da chiederti cosa stai facendo. Mi piace molto il fatto che sia una performance pulita, non influenzata dal trucco o dai costumi: mi è stata richiesta pura recitazione".

Jackson e McAvoy interpretano entrambi degli antieroi in un film che fa crollare gli stereotipi dei 'comic movie'. Sono personaggi sfaccettati, "è difficile incasellarli in una categoria così netta come quella dei buoni e dei cattivi", ha detto Jackson. "Un vero villain è una persona egoista nei suoi desideri e nei suoi obiettivi. Il mio personaggio cerca di proteggere chi ama ma lo fa agendo come un cattivo", ha detto McAvoy. Se hanno ragione, è possibile dirlo soltanto andando al cinema, Un'unica cosa è certa: sarà l'ultima volta che vedremo questi personaggi. Parola di Shyamalan.

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