Roma parte in noir: "7 sconosciuti a El Royale" apre la festa del cinema

A sei anni da "Quella casa nel bosco", Drew Goddard torna dietro la macchina da presa per un film che fa l'occhiolino al cinema di Tarantino

Peter Sellers riempie tutte le sale dell’Auditorium Parco della Musica. Inizia ufficialmente la tredicesima edizione della Festa del Cinema e fino al 28 ottobre Roma diventa la capitale della settima arte.

Ad aprire le danze è Bad Times at The El Royale, un thriller scritto e diretto da Drew Goddard, che arriverà nelle sale italiane il prossimo 25 ottobre con il titolo 7 sconosciuti a El Royale. Sette sono infatti i protagonisti di questo film: ognuno con un passato da nascondere e un segreto da proteggere, si incontrano al motel El Royale sul lago Tahoe, al confine tra California e Nevada. In comune avranno un'unica notte di pene, sangue e conti in sospeso.

"Non avevo idea che sarebbe stato così difficile ambientare un film intero in un solo luogo e fare in modo che gli eventi si svolgessero in poche ore", ha ammesso Goddard a Roma, dove ha accompagnato il suo film. "Si è rivelato un grande problema - ha continuato - perché bisogna girare in continuità in un tempo limitato: se un bicchiere viene posato in un luogo, deve restare sempre lì per tutto il film. Bisogna avere molta precisione". L'aspetto positivo di questa scelta ricade sugli interpreti che hanno modo di calarsi ancora meglio nei personaggi. "Girare in sequenza cronologica è forse il miglior modo per noi attori. Ci ha dato la possibilità di vivere la storia e il rapporto con gli altri personaggi quasi in tempo reale", ha spiegato l'altra ospite del festival, Cailee Spaeny, che nel film è Rose, la più giovane dei protagonisti.

7 sconosciuti a El Royale ruota tutto intorno all' "io" nascosto di ogni personaggio: il tema principale è la dualità, che si presenta persino nel motel (che ha un lato "Nevada" e uno "California" sorgendo proprio sul confine tra i due Stati). Nessuno è quello che sembra, tutti hanno due facce e proprio per questo è stato necessario mettere insieme un cast di prima scelta: insieme alla già citata Cailee Spaeny, ci sono Jeff Bridges, Cynthia Erivo, Dakota Johnson, Lewis Pullman, Jon Hamm e infine Chris Hemsworth, che il regista ha voluto ancora con sé a sei anni da Quella casa nel bosco, che per Goddard fu il debutto alla regia cinematografica. "È un attore dall'enorme talento a cui piace fare cose diverse. Sapevo che dentro di sé aveva questi angoli oscuri - ha detto di Hemsworth - e mi piaceva l'idea di mostrarli al pubblico".

Ciò che viene fuori da un cast così ricco e dalla buona penna di Goddard, che è stato sceneggiatore di fortunate serie tv come Buffy, Lost e Alias, è un noir estremamente tarantiniano in cui ciò che attrae di più lo spettatore sono i dialoghi e le interazioni tra i personaggi, che una battuta alla volta, si rivelano e iniziano a far crollare le proprie maschere. Non c'è una bufera di neve e il secolo di riferimento non è il XIX, ma chi ha visto The Hateful Eight rivedrà, nei sette sconosciuti di Goddard, molto dei sospettosi personaggi che Quentin Tarantino ha chiuso in un emporio per ore.

Drew Goddard fa suoi anche gli elementi tecnici di Tarantino: il montaggio e l'uso della pellicola. Anche lui sceglie di dividere il film per capitoli e mostrare lo stesso momento più volte, da punti di vista diversi e, come il maestro americano, ha girato su pellicola anziché optare per la più moderna e comune versione digitale. "Mi serviva un fotogramma ampio - ha spiegato il regista - e per questo mi sono ispirato a C'era una volta il West di Sergio Leone. Volevo ricreare quei panorami larghi per poter mostrare tanti personaggi insieme nella stessa scena. E poi io adoro gli anni '60 e volevo che il film li richiamasse. E solo su pellicola i colori fanno cose impreviste e gli attori hanno un certo tipo di aspetto". Similitudini che non ha potuto negare. "Non si può sfuggire all’influenza di Quentin perché è un regista coraggioso che non ha paura di fare cose diverse", ha detto, aggiungendo però anche i fratelli Coen negli artisti presi come riferimento.

Nonostante l'omaggio un po' eccessivo, 7 sconosciuti a El Royale fa del buon intrattenimento e ha il merito di riuscire a coinvolgere lo spettatore in modo poco convenzionale, chiedendogli di scavare anche lui nei personaggi, lasciandogli indizi senza mai svelargli troppo. A differenza di Tarantino, poi, Goddard non accantona totalmente il sentimento di speranza. In ognuno dei suoi sconosciuti c'è ancora una possibilità di riscatto: sta a loro scegliere se coglierla o meno.

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