David Riondino, è morto a 73 anni l’attore e cantautore toscano

David Riondino, è morto a 73 anni l’attore e cantautore toscano
David Riondino © PIERGIORGIO PIRRONE / TEAM / Lapresse

Martedì i funerali alle 11, alla Chiesa degli artisti, a Piazza del popolo, a Roma

Lutto nel mondo dello spettacolo. È morto a 73 anni l’attore, regista e cantautore David Riondino. A darne notizia su Facebook l’amica Chiara Rapaccini, artista e illustratrice. Martedì i funerali alle 11, alla Chiesa degli artisti, a Piazza del popolo, a Roma.

Chi era David Riondino

Ha mescolato satira, musica, letteratura e arti visive rifiutando ogni clichè, fedele al suo modo di sperimentare, integrando forme d’espressione tradizionali con linguaggi d’avanguardia. Il mondo della cultura italiana perde un verseggiatore satirico con una chiara idea sentimentale del comunicare e ricercare un nuovo linguaggio, come David Riondino, cantautore, attore, regista, scrittore e improvvisatore in versi, morto oggi a Roma all’età di 73 anni. Fiorentino, esponente dell’avanguardia educativa, amico di eminenti personalità della cultura fiorentina quali Primo Conti e Giorgio La Pira, ha lavorato per dieci anni come bibliotecario alla Nazionale di Firenze per poi entrare nell’ambiente musicale fiorente degli anni settanta, iniziando a sperimentarsi come cantautore. Nel 1979, pubblica con l’etichetta ‘Ultima Spiaggia’ il primo album, David Riondino. Tra il dicembre 1978 e il gennaio 1979 ha l’occasione unica di aprire i concerti nella tournée di Fabrizio De André con la Premiata Forneria Marconi (Patrick Djivas e Franz Di Cioccio avevano suonato nell’album d’esordio appena uscito). L’anno successivo esce il secondo disco ‘Boulevard’. Noto per successi come Maracaibo (1981) e per il personaggio cult di Joao Mesquinho, è stato un volto amatissimo della TV anni ’80 e ’90, partecipando a programmi come ‘Maurizio Costanzo Show’, ‘Quelli che il calcio‘ e ‘Velisti per caso’. Dapprima aveva collaborato con ‘Lupo solitario’ e poi negli anni successivi con ‘Zanzibar’, ‘Fuori orario’, Aperto per ferie’, ‘L’araba fenice’.

A teatro ha collaborato con artisti del calibro di Sabina Guzzanti, Stefano Bollani e Dario Vergassola. La passione per la parola lo ha sempre accompagnato nel suo percorso artistico. Fu un grande sperimentatore radiofonico (celebre ‘Il dottor Djembé su Rai Radio 3 con Bollani) e un verseggiatore per testate storiche come Tango, Il Male e Cuore. È invece degli anni Ottanta l’incontro con il cinema, dalla breve apparizione in ‘Maledetti vi amerò‘, film d’esordio di Marco Tullio Giordana, in cui si esibisce cantando la sua ‘Ci ho un rapporto’, all’interpretazione del guru dei fattorini nel secondo film di Gabriele Salvatores ‘Kamikazen – Ultima notte a Milano’. ‘Romanzo picaresco’ è il titolo dell’opera del suo debutto a teatro, nel 1989, cui seguono a ruota ‘Chiamatemi Kowalski’ e ‘La commedia da due lire’, entrambe realizzate con Paolo Rossi. L’attività a teatro diventò sempre più centrale nel corso degli anni Novanta. Nella stagione teatrale 1993-1994 va in scena con ‘O patria mia‘, diretto da Giuseppe Bertolucci, accanto a Sabina Guzzanti, Paolo Bessegato e Antonio Catania. La sua attività a teatro come al cinema e in televisione ha continuato ad integrarla e miscelarla con generi e forme di espressione, dalla poesia alla satira, dalla musica alla letteratura, arti visive e tradizionali, in un linguaggio che chiamava “la perfetta commistione tra musica, scrittura e disegno”. E’ così che ha sviluppato la sua attività di direttore e consulente artistico. Sempre impegnato nella lotta per i diritti e la denuncia sociale, ha sottolineato la necessità di “onorare la vita” e mantenere alta l’attenzione sulla memoria e i diritti dei lavoratori. Per lui l’intellettuale “è una persona fisica, che comunica, che partecipa, che sa trasformare la sua esperienza in qualcosa che serva anche agli altri, che non trasforma il sapere in potere e che ha un’idea sentimentale del comunicare alla ricerca di un nuovo linguaggio”. 

Vergassola: “Spettacolo con lui come 3 esami a Università

“Con David avevamo appena messo in piedi uno spettacolo su Bohème con dei musicisti. Con Riondino scompare un uomo di grandissima intelligenza. Ogni spettacolo che ho fatto con lui è come se avessi fatto tre esami all’Università. Era giocoso, intelligente, con una cultura vastissima, colto come pochi, eppure anche ‘cazzaro’, e lo dico nel senso migliore della parola”. Così Dario Vergassola ricorda con LaPresse David Riondino, con cui collaborava artisticamente. È infatti nel 1997 che Riondino inizia un lungo sodalizio con Vergassola, portando a teatro vari lavori, tra cui “I Cavalieri del Tornio”, un recital per due chitarre, “Todos Caballeros”, “Riondino accompagna Vergassola ad incontrare Flaubert”, variazioni su Don Chisciotte e Madame Bovary. Con Vergassola anche “La traviata delle Camelie”, variazioni su Verdi e Dumas. È sempre con il comico ligure ha commentato l’ultimo canto dell’Odissea in una serie di Manfredi sull’epica. Vergassola nel ricordare il collega e amico sottolinea la grande intelligenza di Riondino con una battuta affettuosa: “quando passava David l’intelligenza artificiale si spegneva”, “era un uomo gentilissimo che non ha mai detto una cosa in più per mostrare la sua cultura immensa. Io, se avessi saputo un millesimo di quello che sapeva lui ‘me la sarei tirata’”. “Quando ero sul palco con lui mi sentivo fortunato. Ci legava una lunga amicizia”, conclude Vergassola.

© Riproduzione Riservata