Se in ballo c’è il denaro pubblico, l’ingegno si aguzza e le frodi si moltiplicano. Stando al nuovo Report dell’Osservatorio Gimbe su ‘Frodi e abusi in sanità’, presentato presso la sede dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), sarebbero ben 65 le tipologie di frodi o abusi messe in atto ai danni di un settore che appare ad alto rischio. Un’ampia zona grigia, le cui conseguenze sono distribuite tra Ssn e cittadini: le evidenze scientifiche documentano infatti un’associazione tra fenomeni corruttivi e aumento delle diseguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari.
Ma di che cifre parliamo? Anac ha stimato nel 2023 che il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici, pari a 70,5 miliardi, riguardasse gli affidamenti in sanità: tra farmaci, dispositivi medici, apparecchiature sanitarie, servizi quali pulizia, ristorazione, vigilanza. Per Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, “seppure ciò non consenta di stimare con precisione l’impatto economico dei fenomeni corruttivi, indica comunque l’ampiezza dell’area di spesa pubblica più esposta” a simili trappole. “Servono più trasparenza, tracciabilità digitale, controlli tempestivi e accountability”, aggiunge. Ma vediamo meglio il report.
Il caso Italia e la zona grigia
L’Italia offrirebbe un terreno particolarmente favorevole ai fenomeni corruttivi: il Transparency International Corruption Perceptions Index 2025 assegna infatti al nostro Paese un punteggio di 53 su 100, collocandolo al 19° posto tra i Paesi dell’Unione Europea e al 52° a livello globale, in peggioramento rispetto all’anno precedente.
Una premessa: nel report Gimbe l’espressione “frodi e abusi” include fenomeni corruttivi, illeciti amministrativi e comportamenti opportunistici legati a conflitti di interesse, anche quando questi non configurano necessariamente reati o violazioni formalmente sanzionabili. “Ridurre frodi e abusi alla sola dimensione penale o ai grandi scandali mediatici significherebbe sottostimare il problema. Perché accanto ai reati e agli illeciti amministrativi esiste una vasta area grigia di pratiche molto diffuse e spesso tollerate che, pur restando spesso fuori dal perimetro giudiziario, sottraggono risorse al Ssn, riducendo la capacità del sistema di garantire servizi efficaci ed equi”, chiarisce il presidente Gimbe.
Il report invita a non utilizzare le cifre che circolano come misura puntuale del fenomeno, bensì come “un’indicazione dell’ordine di grandezza di un problema che sottrae al Ssn alcuni miliardi di euro”. Attenzione: il diritto alla salute “è il solo che la nostra Costituzione definisca espressamente fondamentale, in quanto presupposto per l’esercizio di tutti gli altri diritti. Proprio per questo la sanità riceve ogni anno ingenti risorse pubbliche, indispensabili per garantire servizi essenziali e cure di qualità. Ma la stessa entità dei flussi finanziari rende il settore un obiettivo privilegiato per la criminalità organizzata e un terreno fertile per fenomeni corruttivi e comportamenti opportunistici”, rileva Giuseppe Busia, presidente Anac.
Nove aree per la tassonomia delle frodi in sanità
Uno dei principali contributi del report è la proposta della prima tassonomia nazionale di frodi e abusi in sanità, sviluppata dalla Fondazione Gimbe per uniformare linguaggio, classificazioni e criteri di monitoraggio. “Una tassonomia condivisa non è un esercizio classificatorio, ma uno strumento operativo: serve a parlare la stessa lingua, misurare i rischi, confrontare i dati, orientare i controlli, progettare e rendere valutabili le politiche di prevenzione”.
Gli esperti hanno realizzato una mappa in nove aree: policy-making e governance del sistema sanitario, regolamentazione del sistema sanitario, ricerca clinica, marketing e promozione di farmaci, dispositivi medici e altre tecnologie sanitarie, acquisto di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio di prodotti sanitari, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, erogazione dei servizi sanitari. All’interno di queste aree sono state identificate le 65 tipologie di frodi e abusi di cui parlavamo all’inizio, includendo fenomeni corruttivi, illeciti amministrativi e pratiche opportunistiche che incidono sul funzionamento del Servizio sanitario nazionale.
Il varco d’ingresso
Per Busia in sanità “la cattiva amministrazione è il primo varco attraverso cui si insinuano infiltrazioni criminali, sprechi e distorsioni. Non solo reati, ma anche malagestione: anomalie negli appalti, irregolarità nelle liste d’attesa, favoritismi nelle nomine, accreditamenti opachi. Condotte che non sempre integrano un reato, ma che sottraggono risorse e compromettono l’equità del sistema. Spesso alla base ci sono conflitti di interesse non gestiti e trasparenza insufficiente”.
Chi viene colpito di più
Non è solo questione di soldi, ma – letteralmente – di salute. “Frodi e abusi in sanità non sottraggono solo risorse economiche, ma possono compromettere qualità e sicurezza delle cure, peggiorare l’accessibilità ai servizi e alimentare sfiducia nelle istituzioni. E colpiscono soprattutto le fasce più fragili della popolazione, ampliando le diseguaglianze sociali e territoriali”, interviene il presidente Gimbe.
Una conferma arriva dalla ricerca. Là dove la corruzione è maggiore, crescono mortalità infantile e pediatrica, si riduce l’aspettativa di vita e peggiora il benessere percepito. “Quando una prestazione passa davanti non per bisogno clinico, ma per denaro, relazioni o interessi non si crea solo una corsia preferenziale: si sovverte il principio che deve guidare il Ssn, cioè curare prima chi ne ha più bisogno”, evidenzia Cartabellotta.
L’area più esposta a rischi corruttivi e a cattiva gestione per Busia resta quella dei contratti pubblici, dove la coincidenza tra chi propone l’acquisto e chi utilizza farmaci e dispositivi può generare opacità, scelte non concorrenziali e spazi per infiltrazioni criminali, con affidamenti diretti non giustificati, procedure poco trasparenti e deroghe dovute a programmazioni inadeguate. “Anac ha definito misure di prevenzione mirate. Abbiamo inoltre denunciato per primi le distorsioni legate all’esternalizzazione del personale sanitario (il fenomeno dei “gettonisti”), che hanno aumentato i costi e indebolito la qualità dei servizi: occorre tornare a valorizzare il personale del Ssn con concorsi meritocratici e percorsi stabili. Persistono, poi, irregolarità nelle nomine e negli incarichi, che in un settore così delicato devono essere sempre trasparenti e fondate sul merito”, aggiunge Busia.
Anche la libera professione e la gestione delle liste d’attesa possono generare comportamenti opportunistici, motivo per cui Anac raccomanda sistemi digitali integrati che garantiscano tracciabilità ed equità.
Come contrastare le frodi in sanità
Cosa fare per mettere un freno a questo fenomeno? “Non esistono ricette magiche, perché frodi e abusi tendono ad adattarsi ai meccanismi di controllo. Servono strategie multilivello, stabili nel tempo e sostenute da una forte volontà politica, in grado di rafforzare trasparenza, rendicontazione e capacità di monitoraggio del sistema”, afferma Cartabellotta. Un antidoto arriva anche dal rafforzamento del ruolo di Anac: vigilanza sugli appalti pubblici, promozione della trasparenza e definizione degli strumenti di prevenzione della corruzione, procurement digitale, whistleblowing, Piano Nazionale Anticorruzione aggiornato, ricordano da Gimbe.
Utili anche gli strumenti per contrastare i conflitti di interesse, il Registro “Sanità trasparente”, l’opera di Nas, Guardia di Finanza, Aifa, Corte dei conti, infrastrutture informative nazionali, Piattaforma nazionale liste d’attesa e strumenti antifrode del Pnrr.
Per Cartabellotta la criticità principale “non è l’assenza di norme, strumenti o dati, ma la mancanza di una sorveglianza integrata dei rischi, capace di ricondurre a sistema la pluralità delle informazioni disponibili e delle attività istituzionali già in essere”.
Inoltre, dopo l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio “il restringimento del perimetro delle condotte penalmente perseguibili rende ancora più importante rafforzare gli strumenti di prevenzione, trasparenza, tracciabilità e monitoraggio, perché molte distorsioni che incidono sul Ssn rischiano oggi di rimanere fuori dal radar giudiziario, pur continuando a produrre danni concreti per cittadini e servizi sanitari”, conclude il presidente Gimbe chiedendo di trasformare l’enorme patrimonio informativo già disponibile in un sistema nazionale di prevenzione, monitoraggio e accountability su frodi e abusi nel Ssn.
Tra le proposte operative, anche l’istituzione di un Osservatorio nazionale su frodi e abusi in sanità, in grado di integrare i flussi informativi sanitari, amministrativi e giudiziari, il rafforzamento della capacità predittiva dei controlli tramite indicatori di rischio e strumenti di intelligenza artificiale, una più rigorosa e trasparente gestione dei conflitti di interesse, la protezione e valorizzazione del whistleblowing come strumento di intelligence, il potenziamento di audit interni e accountability delle aziende sanitarie.
“Digitalizzazione e la trasparenza – conclude Busia – non sono adempimenti, ma leve di efficienza e garanzie di equità. Rendere nativi digitali contratti, dati e processi significa semplificare il lavoro, ridurre gli oneri, accelerare i controlli e rafforzare la capacità del sistema di prevenire abusi. La trasparenza digitale non rallenta: è un moltiplicatore di qualità, partecipazione e fiducia. Nella sanità, poi, è decisiva per rendere il cittadino realmente consapevole delle modalità di accesso alle prestazioni e per dare piena attuazione ai principi di uguaglianza e universalità del Ssn”.

