Costruire un modello di cura multidisciplinare che elimini le disomogeneità assistenziali: con questo obiettivo nasce il progetto ‘Fibrosi polmonare in Campania’, presentato a Napoli col contributo non condizionante di Boehringer Ingelheim.
La fibrosi polmonare
“La fibrosi polmonare è una malattia invisibile perché procede silenziosamente e i sintomi appaiono solo quando l’apparato respiratorio è severamente compromesso”, spiega Massimo Triggiani, responsabile Uoc Immunologia clinica e reumatologia, Aou San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno.
La fibrosi polmonare idiopatica e le forme di fibrosi polmonare progressiva sono patologie croniche e progressive che, se non trattate, evolvono in insufficienza respiratoria entro 4 o 5 anni dalla diagnosi. Colpiscono soprattutto gli uomini over 65. I principali fattori di rischio sono fumo, reflusso gastro-esofageo, infezioni virali e familiarità. Alcuni sintomi, come tosse secca persistente e progressiva difficoltà respiratoria sono spesso associati ad altre patologie. Per questo motivo il ritardo diagnostico può arrivare a tre anni e mezzo.
Le criticità principali
Da un sondaggio preliminare rivolto a specialisti campani, emergono le principali criticità nella gestione della patologia: ritardi nella diagnosi, scarsa integrazione tra professionisti, servizi sul territorio insufficienti e pochi centri prescrittori. La soluzione indicata quasi all’unanimità è l’istituzione di un ‘Fibrosi Board’ multidisciplinare, che porterebbe a una migliore integrazione tra gli specialisti e alla standardizzazione di percorsi clinici condivisi.
Occorrono anche day service multidisciplinari, un migliore accesso ad esami diagnostici avanzati come Tac ad alta risoluzione, test di funzionalità respiratoria e visite specialistiche. Per 7 medici su 10, inoltre, sarebbe molto utile una piattaforma regionale digitale per condividere referti e immagini diagnostiche.
Per il 33% è infine importante la presenza congiunta di pneumologo, reumatologo e radiologo già in fase di diagnosi per una presa in carico più efficace e per migliorare tutta la gestione del paziente. “La gestione dei pazienti affetti da fibrosi polmonare richiede oggi una vera e propria rivoluzione dei modelli organizzativi”, sottolinea Fabio Perrotta, professore associato di Malattie dell’apparato respiratorio all’Università della Campania Luigi Vanvitelli.
“Si rende auspicabile l’avvio di una nuova era nella gestione delle fibrosi polmonari – prosegue – in cui il riconoscimento precoce e una tempestiva presa in carico, insieme all’integrazione tra assistenza e ricerca, rappresentino elementi chiave alla luce dei nuovi farmaci e delle innovazioni terapeutiche emergenti”.

