I virus da tenere d’occhio nel 2026

I virus da tenere d’occhio nel 2026
(AP Photo/Juan Karita)

Non solo influenza: dai patogeni respiratori a quelli esotici, tutti i virus da monitorare secondo Massimo Ciccozzi.

Per i virus il mondo è diventato più piccolo. “Qualunque patologia in poche ore di aereo può cambiare continente e viaggiare da una parte all’altra del globo. I sistemi di sorveglianza epidemiologica sono quindi fondamentali per poter controllare e conoscere la diffusione di queste patologie”. Parola di Massimo Ciccozzi, epidemiologo del Campus Bio-Medico di Roma che, insieme ai colleghi Francesco Branda e Fabio Scarpa (Università di Sassari) – qualche mese fa ha dato vita a ‘Gabie’, un sito che permette di avere in tempo reale la situazione mondiale e nazionale delle epidemie in corso. 

LaSalute di LaPresse ha chiesto a Ciccozzi quali sono i virus da tenere d’occhio nel 2026.

Virus e vettori


“Abbiamo patologie che viaggiano con le persone, in aereo o in nave, ma anche i loro vettori di trasmissione da monitorare”, precisa l’esperto. “Cosa ci aspetta per il 2026? Innanzitutto dobbiamo controllare le patologie respiratorie della stagione autunno-inverno, per mezzo dei sistemi di sorveglianza integrata (epidemiologica e virologica) dei casi di infezione respiratoria acuta e dei virus respiratori. Parliamo naturalmente di influenza A (H1N1 e H3N2) e influenza B, ma anche di Sars-CoV-2, metapneumovirus,  Virus sinciziali respiratori e altri patogeni parainfluenzali”. 

“La sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità inizia a metà  ottobre e finisce a circa metà aprile, quindi cosa aspettarci? Nulla che non siano curve di incidenza prima in normale aumento e poi in discesa, con una diminuzione di contagi. Arriva poi la stagione con temperature più miti, ed ecco riaffacciarsi le arbovirosi. Pariamo di virus già noti  nel nostro Paese, portati da uccelli selvatici migratori e poi stanziali”.

L’anno che verrà e i 3 virus esotici

Il trio esotico è composto da West Nile, Dengue e Chikungunya: “I vettori sono principalmente la zanzara tigre (Aedes albopictus) e l’Aedes aegypti, mentre il West Nile è trasmesso dalla zanzara comune (Culex pipiens). Poi c’è il virus Toscana il cui tipico vettore sono i Pappataci (flebotomi)”. Senza operazioni di disinfestazione dalle zanzare, ci troveremo a fare i conti con focolai di queste malattie un tempo tropicali, che abbiamo imparato a conoscere.

Le malattie dei viaggi

“Ci saranno poi malattie tipiche dei viaggi come la monkey pox e la lebbra o malattia di Hansen, causata dal batterio Mycobacterium leprae e dovuta ai viaggi in zone endemiche”, continua l’epidemiologo. 

Nomi che fanno paura. “Tutto questo però non deve spaventarci e spingerci a mettere la testa sotto la sabbia – interviene Ciccozzi – Piuttosto ci deve portare a rafforzare i sistemi di sorveglianza, ideando strategie che siano veloci e sicure nel trasmettere i dati e confidando sul supporto delle regioni: in alcuni casi bisognerebbe ricreare o ristrutturare i sistemi di sorveglianza regionali. La parola d’ordine è quindi prevenzione, non paura”. 

L’approccio globale

D’altra parte la salute globale, in inglese Global Health, “è un’area di attività di studio, ricerca e intervento mirata al miglioramento della salute sotto ogni aspetto e al raggiungimento dell’equità di salute per tutti, in ogni parte del mondo. Si basa sul diritto di ogni persona (donne, uomini, bambini e anziani) a star bene fisicamente, psicologicamente e socialmente e a vivere in un mondo libero dalle disuguaglianze sanitarie, economiche, sociali, politiche, culturali e ambientali”, ricorda Ciccozzi. 

Un’utopia? “Più che altro una strategia che analizza e affronta in maniera transnazionale problemi, determinanti e soluzioni sanitarie, fondandosi su un approccio multidisciplinare e combinando aspetti e interventi a livello di popolazione, di sistemi sanitari e di cura individuale. Noi dobbiamo abituarci a questa versione della salute umana, tenendo conto che qualunque patologia in poche ore di aereo può viaggiare da una parte all’altra del mondo. I sistemi di sorveglianza epidemiologica sono quindi fondamentali per poter controllare e conoscere la diffusione di queste patologie”, conclude lo studioso. E per proteggere davvero la salute di uomo, animali e ambiente.

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