Crans-Montana: stress post-traumatico per sopravvissuti, familiari e amici

Crans-Montana: stress post-traumatico per sopravvissuti, familiari e amici
(Cyril Zingaro/Keystone via AP)

“Il rogo di Crans-Montana concretizza una delle più grandi paure di un genitore”. La presidente di Emdr Italia e l’importanza di intervenire subito.

Non sono solo fisici i danni riportati dai ragazzi sopravvissuti al rogo di Capodanno a Crans-Montana. Gli 11 pazienti accolti all’Ospedale Niguarda di Milano hanno quasi tutti 15-16 anni e dovranno affrontare un lungo percorso di terapie mediche, ma c’è anche l’aspetto psicologico di cui tenere conto.

“Lavorando con i sopravvissuti e le famiglie dei giovani esposti a questo trauma, amici che sono riusciti a fuggire o non erano entrati nel locale, compagni di classe, familiari, stiamo rilevando i segni di stress post-traumatico. Sono tutti sotto shock. E questo anche se dal punto di vista fisico non hanno riportato gravi conseguenze”. Parola di Isabel Fernandez, psicoterapeuta presidente Associazione Emdr Italia, che sottolinea come “lo stress post-traumatico è davvero presente in tutti”.

Come si manifesta il disagio

“L’esposizione a una situazione di grandissimo pericolo – riflette la psicoterapeuta – ha sempre un impatto violento. Anche solo vedere persone ferite o che non ce la fanno produce un trauma difficile da superare. E lo stiamo vedendo in giovani e adulti”. Ma come si manifesta il disagio? “Vari gruppi di genitori hanno chiesto aiuto perché si sono identificati moltissimo in quello che è accaduto. E questo perché l’evento di Crans-Montana concretizza una delle più grandi paure di un genitore: il figlio esce per divertirsi e poi non torna più. Il tutto in una situazione apparentemente tranquilla e normale, come quello della montagna”.


Uno scenario diverso rispetto, ad esempio, alla movida cittadina. “I genitori sono rimasti traumatizzati dall’imprevedibilità di quello che è accaduto, soprattutto in un posto percepito come sicuro come Crans-Montana. Un evento come quello di Capodanno, in un posto che il nostro cervello percepisce come sicuro, rende la tragedia più difficile da elaborare. In più ci si identifica facilmente con chi ha perso i propri cari”, prosegue la presidente dell’associazione che riunisce 11mila terapeuti in tutta la Penisola (per informazioni: www.emdr.it).

I sintomi più diffusi

Quali sono i sintomi più diffusi? “Angoscia, ansia, stress, difficoltà a riposare, una sensazione di allerta e di vulnerabilità che lascia senza controllo”, spiega Fernandez. Un elemento centrale è il tempo: “Bisogna intervenire subito, perché altrimenti l’impatto di questo evento cronicizza. La grande novità è che i genitori hanno chiesto aiuto, contattandoci tramite canali diversi tra cui medici e scuola: negli ultimi anni si è creata una cultura importante, si può chiedere aiuto anziché aspettare che tutto ‘passi nel tempo’. Perché poi in realtà le cose non passano col tempo, ma si sedimentano e diventano croniche”.

In agguato fobie, ossessioni e depressione

Il rischio, altrimenti? “Fobie dei luoghi chiusi, controllo ossessivo da parte dei genitori, chiusura e, per i figli, tristezza che può trasformarsi in depressione”, risponde Fernandez. Quello che è successo ha spazzato via “il senso di invincibilità tipico dell’adolescenza, che è normale a quella età. L’evento di Crans-Montana l’ha interrotto in modo tragico. Ecco perché stiamo supportando i ragazzi per restituire loro una vita normale e per aiutarli a funzionare come prima”, dice la psicoterapeuta.

Anche in ospedale a Milano i genitori dei giovani feriti sono assistiti da psicologi formati in Emdr (acronimo di Eye movement desensitisation and reprocessing, un approccio terapeutico che aiuta in tempi brevi a elaborare il trauma con una tecnica che libera dalla sofferenza del ricordo che ferisce, ndr). Cosa fare in questi casi? “Bisogna lavorare sui momenti più traumatici rimasti nella memoria con tutta la loro carica negativa: in pratica, li desensibilizziamo e favoriamo una rielaborazione di ciò che è successo, in modo che perda la sua carica negativa e la persona possa tornare a una vita normale”.

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