Lotta alla zanzara tigre, Flaminia Catteruccia: “Insetticidi? Meglio le strategie smart”

Lotta alla zanzara tigre, Flaminia Catteruccia: “Insetticidi? Meglio le strategie smart”
Zanzara tigre. Foto: Enea

A che punto è la ricerca contro la zanzara tigre, parla la scienziata italiana in Usa

“L’Italia sta diventando un Paese tropicale, con bombe d’acqua e grandinate improvvise, alternate a un caldo intenso. Il cambiamento climatico crea habitat ideali per la riproduzione delle zanzare: anche per questo negli ultimi anni c’è stata una vera invasione di insetti che non erano autoctoni, tra cui l’Aedes albopictus. Ma la zanzara tigre può trasmettere diverse arbovirosi. Il problema è che gli insetticidi non funzionano come si sperava, per cui un trattamento mirato e definitivo non è possibile. Il rischio è quello di utilizzare grandi quantitativi di composti chimici con danni all’ambiente, senza avere un risultato significativo”. Parola di Flaminia Catteruccia, professoressa italiana di immunologia e malattie infettive presso l’Harvard T.H. Chan School of Public Health, che da anni studia come contrastare le zanzare e oggi scommette sull’approccio One Health.

Raggiunta negli Stati Uniti da LaSalute di LaPresse, Catteruccia fa il punto sulla lotta a questo insetto e sui progressi della ricerca contro la zanzara tigre. “Le disinfestazioni vengono realizzate a livello locale, ma ormai sappiamo che contro queste zanzare non sono la soluzione. Da qualche anno ci si sta concentrando su metodi che diano risultati migliori: è il caso dello studio condotto da Enea sulla Wolbachia, che però non è il solo metodo impiegato per rendere sterile il maschio”.

La tecnica del maschio sterile

“Storicamente la tecnica detta ‘dell’insetto sterile’ prevedeva di trattare con radiazioni gamma i maschi, danneggiandone l’apparato riproduttivo. In questo modo però si aveva un impatto su tutto l’organismo. E, una volta rilasciati in natura, questi maschi non erano così ‘vigorosi’ nell’accoppiamento”, ricorda la scienziata.

“Per questo l’approccio con le radiazioni è stato soppiantato da tecniche genetiche. È possibile modificare in modo chirurgico il Dna della zanzara tigre, per rendere il maschio sterile, limitando i danni collaterali. In questo modo – chiarisce Catteruccia – i maschi geneticamente modificati, una volta rilasciati nell’ambiente, si accoppiano con le femmine riducendo così la popolazione di questi insetti. Esiste una società biotech, la Oxitec, che combatte la diffusione di malattie tramite zanzare geneticamente modificate e maschi sterili, anche di altri insetti che danneggiano l’agricoltura. Stanno testando questa soluzione in varie parti del mondo”.

Il batterio simbionte e la strategia italiana contro la zanzara tigre

“L’utilizzo della Wolbachia è un metodo alternativo, ma anche molto pop, per ottenere il risultato desiderato: questo batterio è un simbionte che ‘manipola’ la riproduzione della zanzara per potersi diffondere nel modo più efficace”, continua Catteruccia.

La tecnica testata sul campo dall’Enea si basa sul rilascio di grandi numeri di maschi che, grazie alla simbiosi con un ceppo di Wolbachia selezionato ad hoc, risultano riproduttivamente incompatibili con le femmine selvatiche di zanzara tigre. Così tutte le uova che le femmine selvatiche producono risultano sterili, cosa che impatta sulla popolazione di A. albopictus. “Questo può portare a una forte riduzione del numero di insetti”, chiarisce Catteruccia.

“Uno dei problemi è che bisogna rilasciare solo maschi ‘infettati’ dal batterio: ecco perché Google LLC  ha sviluppato macchinari in grado di separare in modo accurato questi esemplari”.

Perché non vorremmo un mondo privo di zanzare

Riusciremo mai a liberarci delle maledette zanzare? “Dipende: voglio ricordare che le zanzare hanno uno scopo nella catena alimentare, ecco perché non vorremmo un mondo in cui non esistono. Ma è vero che sono fastidiose e portano malattie”, riconosce Catteruccia.

“Nel caso italiano la zanzara tigre ha invaso il nostro territorio: fino a una trentina di anni fa non c’era. Eliminarla non porterebbe a un danno ecologico collaterale. Penso che contrastarla sarà molto difficile, ma con le tecniche come quella della Wolbachia sarà possibile fare la differenza. Il problema è che la strategia andrà implementata con regolarità e non sarà una tantum. Ma se si riuscisse a ridurre in modo significativo la zanzara tigre, ne varrebbe la pena, anche dal punto di vista economico. Per contrastare le arbovirosi e anche farci dormire notti tranquille”, conclude la scienziata.

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