Come il cervello coordina le nostre azioni con quelle degli altri, la ricerca

Come il cervello coordina le nostre azioni con quelle degli altri, la ricerca
©LUCKYPIX/LAPRESSE

Uno studio ha svelato che i gangli della base del cervello svolgono un ruolo centrale nel coordinare le nostre azioni con quelle degli altri.

In che modo il cervello ci fa interagire con gli altri? È la domanda a cui ha provato a rispondere il gruppo di ricerca guidato da Luca Bonini, docente di Neuroscienze cognitive al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma. Lo studio, pubblicato su Nature Communications, con prima autrice Cristina Rotunno, ha indagato come il cervello rappresenta, seleziona e coordina le nostre azioni con quelle degli altri. 

Il ruolo dei gangli della base 

Se il contributo a questi processi delle aree della corteccia celebrale è stato ampiamente studiato negli ultimi anni, il ruolo dei gangli della base rimaneva poco chiaro. Non era noto, infatti, se e come i gangli – strutture cerebrali profonde la cui alterazione è alla base di disturbi del movimento come il morbo di Parkinson – fossero in grado di codificare le azioni compiute dall’individuo e quelle osservate negli altri.

La ricerca 

I ricercatori hanno quindi utilizzato tecniche innovative per ottenere registrazioni telemetriche, cioè ‘senza fili’, dei segnali neuronali di due macachi impegnati in un’interazione sociale che richiedeva di manipolare lo stesso oggetto a turno, in presenza di una ricercatrice. L’attenzione si è concentrata sul putamen, un nucleo che rappresenta la principale porta di ingresso delle informazioni inviate dalla corteccia ai gangli della base. 

Ebbene, i risultati mostrano che i segnali provenienti dalla corteccia forniscono informazioni sulle azioni da eseguire già prima dell’inizio del movimento, mentre i neuroni del putamen rappresentano sia l’azione eseguita dalla scimmia che quella dell’altro. 

In modo sorprendente, i neuroni del putamen rappresentano l’azione dell’altro anche quando avviene al buio, ma non quando viene osservata dietro una barriera trasparente. Non è quindi la semplice visione dell’azione, ma la possibilità di interagire con l’altro ad attivare questo sistema. 

I risultati forniscono un sostegno concreto alla recente ipotesi delle affordance sociali per spiegare i meccanismi del cervello alla base dell’interazione con gli altri. Inoltre, estendono ai gangli della base la rete di aree ritenute cruciali per il comportamento sociale, aprendo la strada a futuri studi neurofarmacologici sui neutrotrasmettitori coinvolti in questi processi. 

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