Novartis e i 322 licenziamenti nella sede Usa del New Jersey

Novartis e i 322 licenziamenti nella sede Usa del New Jersey
(AP Photo/Ahn Young-joon)

Il taglio del personale è finalizzato a “riorganizzare le attività di vendita sul territorio”

Nuovo taglio dell’organico negli Stati Uniti per Novartis. Sono 322 i dipendenti del quartier generale americano di East Hanover, nel New Jersey, interessati dall’ultimo piano di riduzione del personale. I licenziamenti diventeranno effettivi il 2 ottobre e risultano da una notifica depositata ai sensi del Worker Adjustment and Retraining Notification (Wars) Act. A darne notizia è il portale specializzato ‘Fierce Pharma’, che cita il documento depositato presso le autorità statali.

Si tratta del quarto round di licenziamenti annunciato negli ultimi cinque mesi per il sito di East Hanover. I tre precedenti avevano riguardato complessivamente altri 250 dipendenti: 114 posti tagliati a marzo, 76 a maggio e altri 60 poche settimane più tardi.

La strategia di Novartis negli Stati Uniti

In una dichiarazione riportata da ‘Fierce Pharma’, un portavoce dell’azienda ha spiegato che Novartis sta riorganizzando le attività di vendita sul territorio, supporto ai pazienti e marketing “per migliorare l’efficienza operativa e garantire che le risorse vengano investite dove possono avere il maggiore impatto”. Il gruppo, ha sottolineato il portavoce, “valuta costantemente le opportunità per allineare la propria organizzazione all’evoluzione delle esigenze di pazienti, clienti e business”.

Il Gruppo di Basilea è impegnato da tempo in una riorganizzazione delle proprie attività, anche a fronte della perdita dell’esclusiva commerciale di alcuni farmaci chiave. In particolare il brevetto di Entresto*, uno dei prodotti di punta dell’azienda per l’insufficienza cardiaca, è scaduto lo scorso anno, con un impatto sui ricavi del medicinale nel primo trimestre del 2026. 

La società aveva inoltre attribuito parte dei precedenti tagli alla riorganizzazione della rete commerciale dedicata ai farmaci per le malattie rare e al ridimensionamento di alcune attività di ricerca biomedica.

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