Stem e scienze della vita, la forza delle donne

Stem e scienze della vita, la forza delle donne
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L’Italia è nella Top 10 dell’Ue per quota di donne sul totale dei laureati in discipline Stem e Life Sciences.

In silenzio molte cose sono cambiate sul fronte dell’impegno femminile nelle materie Stem (science, technology, engineering, mathematics). L’Italia è nella Top 10 dell’Ue per quota di donne sul totale dei laureati in discipline Stem e Life Sciences (dati Eurostat), con una percentuale del 40%, superiore a Francia (35%), Germania (29%) e Spagna (28%) e alla media europea del 34,6%.

Non solo: il nostro è anche il terzo Paese Ue per numero complessivo di laureati in Stem e Life Sciences. A sottolinearlo, in occasione della Settimana Italiana delle discipline Stem e in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, è Farmindustria.

Ma attenzione. Se in Italia la crescita dei laureati Stem negli ultimi 20 anni è stata del 57%, siamo già in una fase di importante trasformazione dell’innovazione e delle organizzazioni aziendali, che richiede un impegno comune per rispondere alle necessità delle filiere industriali. “Per continuare a crescere e competere – avverte il presidente Marcello Cattani – servono persone, competenze e un sistema capace di valorizzare i talenti”.

Per Cattani dunque “è il momento di accelerare su formazione e orientamento, rafforzando le alleanze tra imprese, scuola, università e istituzioni soprattutto sulle discipline Stem, priorità strategica per il Paese”.

Giovani talenti Stem crescono

Insomma, se i giovani talenti nella Penisola ci sono, devono poter trovare il modo di crescere. Occorre colmare il gap tra le competenze che le imprese cercano e quelle offerte attualmente. Un mismatch che, solo nel comparto Life Sciences, genera un costo di 1,8 miliardi di euro. E l’88% delle aziende farmaceutiche fatica a reperire competenze tecniche, soft skill e competenze manageriali. 

Una formazione ‘a misura’ di materie scientifiche

Cosa fare? Occorre intervenire nella formazione fin dai primi anni di scuola, quando emergono i divari nelle competenze scientifiche che si trascinano poi nel mondo del lavoro. “Farmindustria e le imprese del settore investono da tempo in percorsi concreti per avvicinare i giovani alle professioni del futuro”. Ad esempio con il Campus ITS Pharma Academy, che in 5 anni ha formato, con il contributo delle imprese, 250 giovani.

Anche perché la concorrenza è globale. “L’innovazione corre velocemente e gli equilibri mondiali stanno cambiando. Oggi la Cina avvia il 28% dei trial clinici globali, contro appena il 3% di 10 anni fa. L’Europa deve recuperare terreno con politiche più attrattive e una visione industriale chiara. Non possiamo restare a guardare”, chiosa Cattani.

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