Il problema dell’antimicrobico-resistenza “non nasce negli ospedali ma sul territorio, con le infezioni banali e le decisioni prese per inerzia, sotto la pressione dei pazienti o per la mancanza di strumenti di diagnostica rapida. Ma credo che le farmacie di comunità possano fare la differenza” contro l’abuso di antibiotici. Parola di Vladimiro Grieco, presidente Fenagifar, che all’incontro su ‘Antimicrobico-resistenza. Evidenze scientifiche, sostenibilità del Ssn e di nuovi modelli territoriali’ ha presentato i risultati di due studi condotti ad hoc nelle farmacie italiane.
Il primo sulla consapevolezza del problema dei superbatteri resistenti agli antibiotici, realizzato coinvolgendo 14.500 cittadini, l’altro sull’impatto del test per lo streptococco. Se nel primo caso la conoscenza appare ancora superficiale e non mette al riparo da errori – come il ‘fai da te’ con gli antibiotici o il fatto di consigliarli (e ‘prestarli’) a familiari e amici – è il secondo lavoro a darci dati davvero interessanti.
Streptococco e bambini, l’effetto del tampone rapido
In questo secondo studio “abbiamo coinvolto 768 farmacie, analizzando 1.914 test per lo streptococco betaemolitico di gruppo A: solo il 45% è risultato positivo. Nei bambini da 0 a 10 anni il dato sale a circa il 59%. Questo ci dice che, senza il test, una quota rilevante degli antibiotici viene erogata inutilmente, anche se l’infezione è virale. Mentre in altri casi questo farmaco viene prescritto tardi o in modo non mirato”, ragiona il presidente Fenagifar.
“Insomma, il test per lo streptococco in farmacia rappresenta una soluzione semplice per evitare inappropriatezza e somministrazioni inutili, che finiscono a loro volta per alimentare la resistenza. Per questo oggi lanciamo una nuova analisi farmaco-economica sulla rimborsabilità del tampone per lo streptococco di tipo A”, aggiunge Grieco.
Dalle parole ai fatti
Un lavoro pionieristico, quello dei giovani farmacisti, salutato con soddisfazione da Andrea Mandelli, presidente Fofi: “Contro l’antimicrobico-resistenza occorre passare dalla teoria ai fatti, produrre qualcosa di concreto”. Per il presidente di Federfarma Marco Cossolo “si tratta di un problema a due facce, di tipo sanitario ma anche economico. In Europa si stimano 35mila morti e 11,7 mld di costi diretti e indiretti, mentre in Italia le vittime sono 12mila l’anno, con 2,7 mld di costi per Ssn”.
“Ebbene, la farmacia – continua Cossolo – può e deve avere un ruolo nel contrasto alla resistenza agli antibiotici. Bene hanno fatto i giovani farmacisti a coinvolgere le istituzioni. La capillarità di cui la farmacia gode è un asset importante per contrastare questo fenomeno”.
L’antibiotico, ricorda a LaPresse il vicepresidente di Federfarma Alfredo Procaccini, “cura la malattia e va preso solo quando necessario e la farmacia gioca un ruolo chiave”. Anche se a volte, ammette, diventa difficile dire di no a richieste pressanti di cittadini preoccupati. La possibilità di eseguire un test che esclude la presenza del germe può fare la differenza.
Parla di farmacista “sentinella sul territorio per l’uso appropriato del farmaco” il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. “Fare un test in farmacia permette di dire no alla richiesta impropria di antibiotici. Dobbiamo mettere insieme un sistema che possa misurare la nostra capacità di interrompere questo fenomeno”, continua Gemmato, stigmatizzando gli errori più comuni con questi farmaci: “Il primo è abbandonare la terapia precocemente, quando si sta meglio, conservando le pillole che avanzando e consigliandole ad amici e familiari”.
Antibiotici reserve
D’altra parte la Legge di Bilancio 2025 “ha previsto nella ripartizione del Fondo Farmaci Innovativi (1,3 miliardi) una quota di 100 milioni di euro destinata agli antibiotici di ultima generazione contro i germi multi-resistenti, i cosiddetti antibiotici reserve. Al 30 novembre scorso, risultano nell’elenco 9 molecole o associazioni di molecole”, ricorda Gemmato.
Insomma, il problema è rilevante e “la farmacia dei servizi può fare la differenza”. Un tema, quest’ultimo, davvero caldo per il sottosegretario. “Si presume che io l’abbia attuata (la farmacia dei servizi, ndr) – riflette Gemmato – perché farei parte della lobby dei farmacisti. Ma denigrare la farmacia dei servizi dimentica che questo modello nasce nel 2009 ed è stato stato sperimentale per decenni. Ora, dopo 16 anni, finalmente entra a regime. Per i cittadini aumenta così l’accesso ai servizi, superando schemi ottocenteschi” davvero obsoleti “in un’epoca di telemedicina e televisite”.
Il nuovo studio
I giovani farmacisti non si fermano qui. Sta per partire un nuovo studio che punta a capire in che modo il tampone rapido in farmacia impatti nella riduzione del consumo di antibiotici. “Vogliamo capire in che modo questo possa ottimizzare le risorse del Ssn: cerchiamo di arrivare al numero più alto possibile, coinvolgendo centinaia di farmacie. La raccolta dati durerà per tutta la stagione e siamo pronti per partire. Poi il Collegio Carlo Alberto analizzerà i dati”, conclude Tommaso Emanuelli, consigliere dell’Ordine dei farmacisti di Torino e componente del centro studi Fenagifar. L’ambizione è chiara: trasformare le farmacie italiane da ‘sentinelle’ ad antidoto contro l’uso improprio degli antibiotici sul territorio.

