Vespe, api, ragni e rischi per la salute, la guida del tossicologo

Vespe, api, ragni e rischi per la salute, la guida del tossicologo
Calabrone Photo by: Matthias Hiekel/picture-alliance/dpa/AP Images

In caso di nidi di vespe o insetti, non ricorrete al fai da te: i consigli dello specialista del Centro antiveleni

Api, ragni, calabroni, vedove nere o le vespe germaniche che hanno fatto il nido a casa di Francesco Totti: in estate, con il caldo, si moltiplica il rischio di incontrare insetti e altri piccoli artropodi in grado di inoculare veleni o sostanze tossiche. “Nella maggior parte dei casi le punture guariscono con un po’ di fastidio locale, ma in soggetti predisposti o nel caso di specie particolari, questi incontri possono trasformarsi in vere emergenze mediche”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Davide Lonati, medico tossicologo del Centro Antiveleni Ics Maugeri e socio della Società italiana di tossicologia (Sitox), che regala una mini-guida alle insidie per la salute legate al veleno degli insetti, con qualche sorpresa.

Vespe germaniche, api e calabroni

Così scopriamo che le vespe germaniche del ‘caso Totti’ “sono in realtà una delle tipologie di imenotteri più comune in Italia”, spiega Lonati. “La tossicità del veleno degli imenotteri, che siano vespe, calabroni, vespe orientalis o api, è sovrapponibile. Anzi, c’è da dire che la puntura delle api è più pericolosa. A differenza di quello delle vespe, il pungiglione delle api è uncinato, quindi rimane conficcato nella pelle e bisogna fare attenzione nel rimuoverlo. L’ape però punge solo una volta, mentre le vespe e i calabroni possono dare più punture. Ma se il veleno degli imenotteri in termini di potenza è uguale, i calabroni sono più grandi e ne immettono di più: quindi il problema è prevalentemente quantitativo”.

I sintomi sono “dolore locale a livello della puntura, iperemia, gonfiore. Spesso bastano un trattamento col ghiaccio e una terapia cortisonica, ma se punture sono state numerose, le tossine possono impattare su coagulazione, muscoli, reni. Sono possibili complicanze molto gravi ma anche rare”, spiega l’esperto Sitox.

“L’emergenza reale è lo shock anafilattico, una reazione allergica sistemica grave che può insorgere in soggetti già sensibilizzati, mettendo a rischio la vita per insufficienza respiratoria o collasso cardiocircolatorio. Una singola puntura può determinare problemi rilevanti: in caso di lingua gonfia, difficoltà respiratoria, prurito in gola bisogna fare riferimento ai servizi di emergenza o utilizzare l’autoiniettore di adrenalina”, raccomanda.

Calabrone asiatico o Vespa vellutina

Oltre al comune calabrone europeo, “nel Nord e nel Centro Italia si sta diffondendo questa specie aliena invasiva, leggermente più piccola, ma molto aggressiva nei pressi del nido. Il veleno iniettato da questo calabrone provoca un dolore urente e un forte gonfiore locale. Anche in questo caso il vero pericolo è legato alle punture multiple e allo shock anafilattico”. Cosa fare? “Rimuovere l’eventuale pungiglione, se visibile. Applicare ghiaccio. In caso di difficoltà respiratorie, gonfiore alla gola o vertigini, utilizzare immediatamente l’autoiniettore di adrenalina (se si è allergici) e chiamare il 112”, dice Lonati.

Ragno violino (Loxosceles rufescens)

Passiamo al ragno violino. “Si tratta di un piccolo ragno (circa 7-10 mm) di colore marrone-giallastro, riconoscibile per una macchia sul dorso che ricorda un violino. È un animale notturno e non aggressivo, che morde solo se calpestato o schiacciato accidentalmente dentro scarpe o vestiti. Il suo morso è inizialmente asintomatico e indolore, successivamente può agire il veleno citotossico che determina infiammazione e, a volte, una piccola lesione necrotica che può richiedere il trattamento locale con antibiotico”. 

Attenzione: non confondiamolo con il ‘cugino’ americano nei Paesi anglofoni: “Non è da considerarsi una emergenza medica. Basta lavare abbondantemente con acqua e sapone la parte – dice Lonati – e tenere l’arto sollevato, monitorando la lesione nelle 48 ore successive: se compare un alone violaceo o una lesione scura al centro, occorre recarsi in Pronto Soccorso o contattare un Centro Antiveleni. Se possibile, sarebbe bene catturare il ragno per l’identificazione”, aggiunge Lonati.

La Vedova nera mediterranea (Latrodectus tredecimguttatus)

“È il ragno più pericoloso d’Italia. Ha un corpo globoso, nero lucido, caratterizzato da 13 macchie rosse (o arancioni) sull’addome. Vive nella macchia mediterranea bassa, sotto le pietre o nei muretti a secco, soprattutto nel Centro-Sud e nelle Isole.
Il morso introduce una potente neurotossina (alfa-latrotossina). Può provocare il latrodectismo: un dolore che si irradia rapidamente a tutto il corpo, accompagnato da sudorazione profusa, crampi muscolari addominali dolorosissimi, nausea, convulsioni e alterazioni della pressione arteriosa. La raccomandazione è di recarsi immediatamente al Pronto Soccorso”.

La buona notizia è che “è disponibile un antidoto molto efficace, lo stesso che si usa per la Vedova nera americana”, aggiunge il tossicologo.

Processionaria del pino e della quercia

“Non è un insetto adulto, ma la forma larvale (bruco) di una falena. Le processionarie si muovono in fila indiana sui tronchi d’albero e sul terreno, specialmente in primavera. Il pericolo risiede nei loro peli urticanti, che contengono una proteina tossica (taumetopoeina) e vengono rilasciati nell’aria se il bruco si sente minacciato. Il contatto provoca forti dermatiti cutanee con prurito feroce, congiuntiviti gravi se colpiscono gli occhi e, se inalati, gravi infiammazioni delle vie respiratorie”, dice Lonati.

“Non bisogna toccare assolutamente i bruchi o i loro nidi filamentosi – raccomanda il tossicologo – In caso di contatto, è bene lavare la pelle sotto acqua corrente abbondante per rimuovere i peli (e lavare i vestiti ad alte temperature). Usare creme lenitive o corticosteroidi dietro prescrizione medica”, aggiunge.

Scorpione italiano

Si tratta di un piccolo scorpione di colore nero o bruno scuro, lungo 3-5 cm, molto comune in vecchie case in pietra, legnaie e cantine. “A differenza dei parenti tropicali, il veleno degli scorpioni italiani ha una bassissima tossicità. La loro puntura è paragonabile a quella di una vespa comune: provoca dolore localizzato, rossore e un leggero gonfiore che svanisce in poche ore. Il consiglio – continua Lonati – è disinfettare la zona e applicare un impacco freddo (ghiaccio) per ridurre il dolore e la reazione infiammatoria locale”.

Dal tossicologo arriva un’ultima raccomandazione: “In caso di nidi di vespe o insetti, non ricorrete al fai da te: bisogna fare riferimento ai vigili del fuoco nei luoghi pubblici, o ai professionisti e alle ditte specializzate in disinfestazione”.

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Photo by: Wolfram Steinberg/picture-alliance/dpa/AP Images
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