Nel dibattito quotidiano sul caro vita, tra carrello della spesa, benzina, e bollette, una voce rimane quasi sempre fuori dai calcoli familiari: il fumo. Eppure, per oltre 10 milioni di fumatori italiani, rappresenta uno dei costi fissi più onerosi, pagato ogni giorno, spesso senza che se ne percepisca il peso reale nel lungo periodo.
L’impatto economico del fumo
“Consumando un pacchetto di sigarette tradizionali al giorno, il costo annuale è di 2.080 euro l’anno. Se i pacchetti sono due al giorno e il fumatore è ‘forte’ deve mettere in conto più di 4.000 euro. Chi fuma tre pacchetti a settimana spende 890 euro l’anno; due pacchetti a settimana costano 590 euro”. A snocciolare i numeri in vista del No Tobacco Day del 31 maggio è Claudio Leonardi, presidente della Società italiana di patologie da dipendenza e membro del board scientifico dell’Osservatorio Mohre.
“Cifre analoghe per chi consuma prodotti a tabacco riscaldato – il dispositivo più un pacchetto al giorno pesano per 2077 euro l’anno – meno per chi usa la sigaretta elettronica con una cifra che oscilla tra 700 e 800 euro”. Eppure, i fumatori tendono a considerare solo l’esborso settimanale o mensile, mentalmente più ‘accettabile’, senza fare i conti con il lungo periodo. Una consapevolezza che potrebbe incidere fortemente sulla decisione di smettere.
La spesa per lo Stato
Se il costo individuale del fumo è misurabile in migliaia di euro l’anno, quello collettivo si misura in miliardi. Il tabagismo genera in Italia oltre 26 miliardi di euro di costi sanitari e sociali ogni anno, con più di 93mila morti attribuibili al fumo. Una cifra che include ricoveri ospedalieri, terapie per malattie correlate al fumo, perdita di produttività e assenteismo dal lavoro: costi reali che gravano sull’intero sistema paese.
Sul versante fiscale il quadro è ugualmente rilevante: secondo le elaborazioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nel 2021 lo Stato ha incassato circa 14,4 miliardi di euro dalle imposte sui tabacchi. Una cifra considerevole, ma che non compensa il costo complessivo che il tabagismo scarica sul Servizio sanitario Nnazionale.
“In questo contesto, citisina si colloca come strumento farmacologico clinicamente validato per il trattamento della dipendenza da nicotina, con un profilo di costo competitivo rispetto agli altri prodotti di cessazione oggi disponibili sul mercato”, ricorda Leonardi.
“In un quadro in cui smettere di fumare significa risparmiare fino a 20mila euro in un decennio – conclude – l’investimento in un percorso di disassuefazione rappresenta una scelta con un ritorno economico misurabile”.

